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L’ EMIGRAZIONE DALLA LOMBARDIA ALLA SICILIA AL TEMPO DEGLI ALTAVILLA E DEGLI SVEVI – di Laura Bisso

Il fil rouge tra la Sicilia e la Lombardia si coglie già a partire dal periodo degli Altavilla, quando i
Normanni conquistarono gran parte dell’Italia meridionale e della Sicilia. In particolare , la dinastia degli
Altavilla, con figure come Ruggero I e Roberto il Guiscardo, avviò un processo
di rifeudalizzazione e ripopolamento dei territori.
Ed infatti le Migrazioni sempre più consistenti di lombardi giunsero con la conquista normanna della
Sicilia, iniziata nel 1061 con la presa di Messina.
Indubbiamente , però l’ occupazione dell’isola si rivelò un’impresa meno facile del previsto e infatti i
normanni impiegarono trent’anni per sottrarla completamente al dominio musulmano.
Nel 1091, con la caduta di Noto, ultima roccaforte musulmana nell’isola, fu ottenuta la vittoria militare, ma
nell’isola vivevano ancora numerosi arabi che miravano alla riconquista.
I normanni iniziarono quindi un processo di latinizzazione della Sicilia incoraggiando una politica
d’immigrazione della loro gens prevalentemente dall’Italia settentrionale con la concessione di terre e
privilegi.L’obiettivo dei nuovi sovrani normanni era quello di rafforzare il “ceppo franco-latino” che in
Sicilia era minoranza rispetto ai più numerosi greci- bizantini e arabo-saraceni.
Propulsore del processo di popolamento e conseguente latinizzazione fu certamente il matrimonio del Gran
Conte normanno Ruggero con l’aleramica Adelaide del Vasto, madre di Ruggero II.
Vennero ripopolate le zone centrali e orientali dell’isola, la Val Demone, a forte presenza greco-bizantina, e
la Val di Noto, con coloni e soldati provenienti dalla Marca Aleramica nel nord Italia, un’area dominata dalla
famiglia di Adelaide.
I Normanni incentivarono sempre più il trasferimento di coloni, artigiani e funzionari provenienti da varie
parti d’Italia e dell’Europa,soprattutto dalla Lombardia, in particolare da aree come il Comasco e la Brianza.
Coloni lombardi infatti si stabilirono in Sicilia e fondarono nuovi borghi o ripopolano territori abbandonati.
Questi coloni portarono con sé oltre agli usi e costumi, la religione e, soprattutto, la lingua.
Certamente l’emigrazione alla rovescia dall’alto Lario in Sicilia è un tema storico e culturale affascinante,
che si intreccia con le vicende dei Normanni , in particolare degli Altavilla e degli Svevi.
Ed e’ la realtà odierna che ancora oggi nel ventunesimo secolo ci consente di rilevare tracce profonde non
solo negli usi costumi e religione, ma soprattutto nella lingua di molte comunità siciliane.
Si tratta di un dialetto gallo siculo ancora oggi riconoscibile in alcune zone della Sicilia.
L’esistenza del dialetto gallo-siculo ne è una prova viva: un vero “fossile linguistico” che testimonia secoli
di storia condivisa tra Nord e Sud.
Lo stesso scrittore Leonardo Sciascia nel testo -la Lombardia siciliana – sottolinea che il gallo-siculo si trova
in alcuni territori della Sicilia centrale e nord-orientale, tra cui:
 Nicosia
 Piazza Armerina
 Aidone
 San Fratello (forse la più conservativa)
 Novara di Sicilia
 Sperlinga
In queste località si possono rintracciare profonde analogie tra il gallo siculo e il gallo italico parlato nell’
Italia settentrionale.
Tuttavia l’emigrazione dalla Lombardia alla Sicilia diviene più cospicua e sistemica al tempo di Federico
II di Svevia (1194–1250).
Federico II , stupor mundi, imperatore del Sacro Romano Impero e re di Sicilia, era interessato a rafforzare
il controllo imperiale in Sicilia e a organizzare l’amministrazione del Regno in modo centralizzato ed
efficiente.
L’ emigrazione durante il suo regno non fu spontanea ma organizzata dal potere centrale per diversi
motivi.
1. Fedeltà politica: I lombardi, essendo estranei ai poteri locali siciliani (arabi, normanni, baroni
ribelli), erano considerati più fedeli al re.
2. Controllo del territorio: Alcune aree interne della Sicilia erano spopolate o dominate da comunità
musulmane, che Federico voleva sottomettere o allontanare.
3. Sviluppo agricolo: I lombardi portavano con sé tecniche agricole e organizzative avanzate.
4. Contro l’influenza araba: Dopo le rivolte dei musulmani in Sicilia (soprattutto nel primo periodo
del regno di Federico), vi fu la necessità di rimpiazzare le comunità islamiche espulse .
5. Trasformazione etnica, culturale e linguistica di alcune aree della Sicilia.
I nuovi arrivati furono insediati nelle preesistenti comunità, già citate.
 San Fratello (ME)
 Novara di Sicilia (ME)
 Piazza Armerina (EN)
 Aidone (EN)
 Sperlinga (EN)
 Nicosia (EN)
Queste comunità hanno conservato per secoli tratti linguistici e culturali dell’Italia settentrionale.
Federico II creò un vero e proprio sistema , infatti regolamentò queste migrazioni attraverso atti ufficiali,
spesso con concessioni di terre e privilegi ai coloni, dando vita ad un’identità culturale duratura.
Queste comunità hanno mantenuto attraverso i secoli una forte identità culturale distinta dal contesto
siciliano circostante , ravvisabile anche nelle tradizioni orali e canti popolari in dialetto gallo-siculo, nelle
strutture sociali e agricole e nelle feste religiose.
La lungimiranza di Federico II ci avrebbe oggi ulteriormente stupito se fosse riuscito nel celato
intento di unificare tutti i territori della nostra Italia, però troppi ostacoli probabilmente gli furono
frapposti. Certamente al centro del Mediterraneo c’ era il ponte tra Nord e Sud, Est ed Ovest –
testimonianza di un‘ era illuminata, ignota nell’ Europa medievale e raramente eguagliata nei secoli
che seguirono. Un colorato affresco di un periodo storico in cui il mescolarsi di culture costituisce un’
inesauribile fonte di civiltà ed è ,in questi anni di migrazioni, sicuramente una lezione significativa.
Laura Bisso

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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