La storia del “traghetto di Leonardo” sull’Adda, mix fra mito e realtà
Ancor oggi in Lombardia è possibile vivere esperienze davvero uniche che riportano indietro nel tempo; in questo caso all’epoca rinascimentale quando sui fiumi c’erano solo ponti e barche in legno mosse da cavi. In particolare, sull’Adda c’era il traghetto in legno che tutt’ora unisce la tradizione lombarda del “saper fare” a genialità.
Quello del “traghetto” non è solo un mito bensì un vero e proprio capolavoro di geniale ingegneria idraulica, perfettamente funzionante nel collegare tra loro le sponde di Imbersago (Lc) e Villa d’Adda (Bg).
Dal ‘500, la sua storia è arrivata ai nostri giorni senza che l’uomo ne abbia modificato la dinamica fisica. L’aspetto più interessante è che il traghetto non ha motore; non usa remi; non sfrutta l’elettricità. Si muove unicamente grazie alla forza della corrente del fiume. Il grosso cavo d’acciaio, a cui il traghetto è collegato tramite un carrello e due funi, spicca sopra il fiume, ben teso tra le due sponde. Il gioco di inclinazione della barca e l’orientamento dello scafo fanno sì che il traghettatore, utilizzando un timone o un sistema di leve, possa inclinare il traghetto rispetto alla corrente e alla spinta idrodinamica esercitata dall’acqua contro la fiancata della barca, idonea a imprimere una spinta laterale. Grazie al cavo teso, per evitare di essere trascinato a valle, il traghetto è costretto a muoversi lateralmente, scivolando da una sponda all’altra. In pratica, funziona esattamente come se fosse una vela tesa al vento che però si deve immaginare come se fosse sott’acqua: la corrente del fiume funge da vento e lo scafo fa da vela.
Ma, allora…cosa c’entra Leonardo da Vinci in tutto ciò? Il genio, tra il 1506 e 1513, durante il suo secondo soggiorno milanese era ospite del suo allievo Francesco Melzi a Vaprio d’Adda. Ifatti, Leonardo era solito intrattenere consulenze e frequentazioni anche con nobili della zona dell’Adda poiché il Duca di Milano gli aveva affidato il compito di studiare il fiume per renderlo navigabile al fine di collegare il lago di Como a Milano.
Nel celebre Codice Atlantico (al foglio 1040 recto, datato intorno al 1513) è custodito un disegno autografo di Leonardo che ritrae proprio un traghetto fluviale ancorato a una fune, del tutto identico a quello che oggi è usufruibile a Imbersago.
Molti storici dell’arte sostengono che gli scorci rocciosi e i corsi d’acqua che si vedono sullo sfondo della Gioconda o della Vergine delle Rocce siano ispirati proprio ai paesaggi dell’Adda che Leonardo osservava durante i suoi studi, non lontano da dove oggi naviga il traghetto. Anche se il disegno è di Leonardo, la paternità assoluta dell’invenzione è avvolta nel mistero. Alcuni storici ritengono che traghetti simili esistessero già in forma rudimentale e che Leonardo si sia “limitato” a studiarli, perfezionarli e progettarli secondo le leggi fisiche all’epoca conosciute. In ogni caso, al di là del mito e della suggestione, questa tecnologia è sopravvissuta intatta per oltre cinque secoli.
Nel corso degli anni il traghetto è stato ricostruito più volte (il legno originario è stato sostituito dal metallo per ragioni di sicurezza) ma il principio di funzionamento è rimasto rigorosamente identico. In servizio da cinque secoli, il traghetto ha collegato persone e merci tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia fino alla fine del Settecento.
L’imbarcazione e il suo funzionamento hanno incuriosito Leonardo a tal punto che il Maestro lo raffigurò in un disegno intitolato “Paesaggio dell’Adda con particolare di un traghetto”, conservato nella Royal Collection del Castello di Windsor, nel Regno Unito. Secondo lo storico Erminio Bonanomi, Leonardo avrebbe progettato il porto di Imbersago dopo avere studiato il funzionamento del traghetto. Sull’Adda le imbarcazioni di questo tipo sono andate in disuso a partire dal 1889, quando venne costruito il primo ponte a Paderno d’Adda, rendendo superfluo il traghettamento. L’esemplare di Imbersago è l’ultimo rimasto. Tra le personalità che hanno attraversato l’Adda su questa imbarcazione c’era anche Angelo Giuseppe Roncalli, prima di diventare Papa Giovanni XXIII. Originario della zona, il Pontefice era solito usarlo durante i pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago.
I pendolari lombardi hanno riscoperto il traghetto da inizio maggio, quando il ponte di Brivio, uno dei pochi collegamenti tra le due sponde nella zona, è stato chiuso per lavori che dureranno fino al 2027.
Al momento il traghetto è il sistema di collegamento più veloce e piacevole. A gestirlo è un gruppo di volontari locali; tra loro ci sono ragazzi, studenti di ingegneria, economia e un pensionato. In assenza di vento, per far funzionare il traghetto serve un solo operatore; la traversata dura circa cinque minuti. La piattaforma trasporta pedoni, biciclette, moto e auto. Il biglietto costa 1,5 euro (3,5 euro per le auto).





