LA VALSABBIA E IL LAGO D’IDRO


E’ la Valle del Lago d’Idro, la Valsabbia, meno conosciuta, meno frequentata, ma non per questo meno interessante.
Terra di alte montagne prealpine, la Valle del fiume Chiese, sa essere ospitale con ruvida generosità e calda accoglienza.
Si presenta con un susseguirsi di dolci declivi, di borghi di rustica bellezza, di rocche e pievi aggrappate alla roccia colme di gioielli artistici.
Situato a 368 m sul livello del mare, il Lago d’Idro è il più piccolo dei laghi prealpini lombardi. Ha una lunghezza di 10 chilometri, una profondità massima di 248 metri per una superficie di 10, 9 chilometri quadrati ed è di origine glaciale.
Incastonato tra le montagne, conserva suggestivi borghi che adagiano in acqua minuscole spiagge, meta preferita di un turismo dedicato alle famiglie, ai bambini e alle persone anziane, il lago rappresenta un gioiello naturale adatto a chi, d’estate vuole sfuggire all’afa e ai clamori del turismo di massa.
Un lago piccolo, quello d’Idro, per i bresciani, ma romantico per gli Olandesi che lo hanno scoperto e ora lo prendono d’assalto, ogni anno, nel mese d’agosto.
Le acque calme del mattino e percorse dal vento nel pomeriggio creano occasioni di divertimento in canoa, vela, windsurf e kitesurf, ma anche per la pesca sportiva, che qui richiama gruppi di appassionati della tecnica spinning, che è idonea alla cattura dei pesci predatori.
Maniva e Gaver sono le montagne che, in inverno, si trasformano in moderne stazioni sciistiche, dove le piste si aprono il varco fra bellissime abetaie. Interessanti le occasioni per praticare free climbing e itinerari in mountain bike.
Suggestiva è soprattutto la piana dello sci da fondo, che, per cinque chilometri verso il passo Crocedomini, nel parco dell’Adamello, rappresenta un’incantevole scenario ove è possibile ammirare le meraviglie della natura incontaminata ai piedi del Monte Blumone.
E’ il paesaggio, tuttavia, che suscita le più vivide emozioni, quel paesaggio di media montagna caratterizzato da viuzze, balconi fioriti, vecchi cortili e case in pietra, che infondono calore e serenità.
Ricchissima di storia la Valsabbia, abitata prima da popolazioni Retiche, che vivevano di pesca e pastorizia e poi da legioni romane, trova la sua sintesi nel Museo Archeologico di Gavardo.
Nelle sue sale, dedicate all’età del bronzo, spiccano una splendida piroga, uno scheletro di un orso delle caverne e una borraccia in pelle degna di un re, oltre a numerose suppellettili e oggetti ornamentali di alto valore.
Anche il fiume Chiese scorre e racconta la storia della Valle, una Valle unita nelle tradizioni.
Qui sulle montagne sopra il lago d’Idro correva il confine tra due Stati, fra l’Italia e l’Impero Austro-ungarico.
Fino alla prima Guerra Mondiale, in questi luoghi, le fortezze si fronteggiavano e i cannoni erano puntati in direzione del nemico.
A ricordarlo è rimasta la Rocca d’Anfo, una struttura militare voluta da Napoleone.
E’ nel suo genere unica in Europa, con otto fortilizi mimetizzati e collegati fra loro, scavati a varie altezze nella montagna a dominare la strada fra Trento e Brescia.
Terra di confine, la Vasabbia, con soldati ungheresi a spiare gli italiani.
Si avverte ancora sul lago, la presenza “viva” di Garibaldi e delle sue camicie rosse: qui, sulle montagne sopra Anfo, l’eroe dei due Mondi sconfigge nel 1866 gli Austriaci e viene ferito, ma prosegue la sua vittoriosa avanzata.
Solo quando il governo italiano gli impone di fermarsi, da Bezzecca invia un telegramma fra i più brevi della storia: “Obbedisco”.
Castelli e fortificazioni, chiese e santuari disegnano poi un percorso di notevole pregio, ricco di bellissimi lavori lignei ad intaglio, opera della famiglia Pialorsi di Levrange più conoscita col nome di Boscaì.
Di impronta romanica è la Pieve di Santa Maria ad Undas di Idro.
Belle passeggiate portano al santuario dei Morti di Barbaine di origine trecentesca, a Livemmo di Pertica Alta ed a quello della Madonna di Visello ad Agnosine.
Particolarissime le “Chiese rocca” come quelle di Sabbio Chiese, che sorge al centro del paese, su una prominenza rocciosa rimasta isolata a testimonianza del azione della natura nelle diverse ere geologiche.
Antico castello, ora richiamo per la devota e radicata fede mariana.
Terra di tradizioni la valle ospita Musi della Civiltà contadina, come quello di Sabbio Chiese, il Museo del Lavoro di Vestone, il Museo della Resistenza e del Folklore valsabbino a Pertica Bassa e la Casa Museo “Habitar in Sta Terra” a Bagolino.
Degne di nota sono poi i Musei del Ferro, come quello ospitato ad Odolo, con la Fucina Pamparane, la Fucina Zanetti e il Parco delle Fucine a Casto e il Forno Fusorio di Livemmo.
Merita sicuramente una visita Bagolino: caratteristico borgo di villeggiatura famoso per il suo Carnevale e per il pregiato Bagoss.
Una digressione merita il Carnevale, non una rievocazione, ma la viva espressione di una cultura della festa.
A renderlo singolare è l’adesione della gente ad una complessa ritualità tramandata nel tempo e tuttora vissuta come momento di festosa convivialità che coinvolge tutta la comunità.
Per due giorni del Carnevale, lunedì e martedì, il paese si ferma (chiudono anche fabbriche e uffici), mentre strade e vicoli sono animati dalla presenza dei balarì e dei màscher, due distinti gruppi distinti protagonisti della festa.
I ballerini “balarì” indossano un elaborato costume, in cui è elemento fondamentale è il copricapo. Eseguono le loro danze nelle strade, davanti alla porta delle case, con il viso coperto dalla maschera, accompagnati da un gruppo di suonatori con violino, chitarra, basso e mandolino. Le maschere, i màscher, che indossano il costume tradizionale dei contadini e hanno il volto coperto da grottesche maschere che raffigurano il vecchi e la vecchia, percorrono le strade in modo chiassoso e disordinato, facendo risuonare sul selciato le suole chiodate degli zoccoli. Eleganti e raffinati i primi, popolareschi e dispettosi i secondi.
Così come il Carnevale, assolutamente da non perdere è la degustazione del Bagoss, pregiato formaggio d’alpeggio, semigrasso, a latte crudo di vacca bruno-alpina, a pasta extra dura, cotta e con l’aggiunta di zafferano.
Ingrediente fondamentale di primi e secondi piatti si può gustare abbrustolito o con la polenta, alla maniera del brustol, un grosso gnocco di polenta farcito con formaggio a dadini che si fa dorare alla brace e si serve tagliato a metà con aggiunta di burro.
Funghi, selvaggina, spiedo, ma anche castagne, rane e lumache sono le risorse del territorio, insieme a prodotti dolciari come lo zucchero amaro, una caramella balsamica, ottenuta cuocendo lo zucchero con svariate erbe di montagna.
Completano la visita della Valsabbia l’abitato di Vallio, rinomato centro termale, caratterizzato dalla sorgente dell’acqua Castello, che sgorga in un ambiente montano intatto, i sentieri delle cascate di Idro e Pertica Bassa e la regione di Valvestino, in cui, insieme ad un panorama spettacolare, spiccano i tradizionali fienili di Cima Rest: antiche costruzioni di impronta mitteleuropea.
Terra di pregio la Valle del Chiese, quindi, in cui il connubio tra arte, storia e spiritualità si fondono con angoli incontaminati di relax e benessere.

di Massimo Mattoni
Da “La valorizzazione del Territorio Lombardo” – itinerari storici, culturali, enogastronomici e di costume.
4° Puntata


