Nuova onda di occupazione delle Favelas — Lombardi nel Mondo

Nuova onda di occupazione delle Favelas

È una questione epocale quella della lotta al narcotaffico in America Latina. Messico, Colombia e Brasile, con diversi precedenti storici e diversi dati, vivono da decenni lo stesso dramma: lo strapotere dei narcos. I cartelli latinoamericani inseriti nel traffico internazionale di stupefacenti sono strutture altamente organizzate. Di Marco Stella

Nuova onda di occupazione delle Favelas.

Contrasto al narcotraffico

 

 

 

 

È una questione epocale quella della lotta al narcotaffico in America Latina. Messico, Colombia e Brasile, con diversi precedenti storici e diversi dati, vivono da decenni lo stesso dramma: lo strapotere dei narcos. I cartelli latinoamericani inseriti nel traffico internazionale di stupefacenti sono strutture altamente organizzate che hanno prosperato grazie a sistemi politici altamente corrotti ed instabili.

 

Se gli anni 70, 80 e 90 hanno visto un forte incremento del potere dei narcos, durante l’ultimo decennio alcuni paesi dell’America Latina stanno cercando di cambiare rotta. Indubbiamente non è cosa facile, non dal punto di vista tattico militare visto che gli stati hanno a disposizione forze speciali ben preparate, ma per il fatto che il narcotraffico ha sempre garantito un altissimo lucro alle classi politiche dei paesi dove operano i narcos. Entrando nel dettaglio della questione brasiliana la popolazione sta maturando ed esigendo sempre maggior preparazione da parte della classe politica e contemporaneamente il Brasile, che fa ormai parte dei paesi inseriti nel progresso economico globale, è osservato dalle potenze straniere. Per queste due ragioni in modo pressocchè rapido deve porre fine alla dominazione armata da parte dei narcos di intere aree urbane. In effetti l’obiettivo è questo, non è la fine del narcotraffico, che dipende non tanto dal contrasto dei produttori e trafficanti ma dalla maturazione sociale affinchè non ci siano consumatori. Insisto con l’evidenziare che il grande responsabile della violenza dei narcos, dello sfruttamento di bambini che lavorano nelle piantagioni e fabbriche è il consumatore finale sia esso locale o straniero, è l’imprenditore che si fa le piste per atteggiarsi a superuomo, è lo studentello universitario sfigato ed il frequentatore dei centri sociali europei, doppiamente sfigato, che si fanno le canne. Loro sono i veri responsabili. Torniamo alla ripresa del territorio, in questo processo di ripresa del territorio si inseriscono le occupazioni da parte della polizia fatte a partire dal 2007 nelle favelas di Rio de Janeiro e l’ultimo grande successo dovuto all’occupazione militare di un complesso di favelas (area con 50.000 abitanti). A questa ultima operazione hanno partecipato le migliori forze di polizia (militare, federale, civile) e reparti speciali della Marina e dell’Esercito per un totale di 2700 uomini. La grande favela (complexo do Alemão) roccaforte dei narcos é stata espugnata in poche ore, a dimostrazione del fatto che l’occupazione trentennale da parte del cartello è stata possibile solo con il bene placito delle forze politiche, che non hanno mai voluto porre fine a questa situazione.

Grazie all’operazione sono state sequestrate ed incenerite tonnellate di cocaina, crack e mariuana, sequestate armi, smantellato uno dei più aggressivi cartelli e sopratutto riconsegnato alla cittadinanza la dignità di entrare nel ventunesimo secolo lasciandosi alle spalle il medievale vassallaggio al potere parallelo dei narcos. Prossimi possibili obiettivi le favelas di Rocinha e Vidigal, luoghi che per il fatto che vi operino un certo numero di ong devono esser occupati con una certa discrezione visto che molte ong sono sempre pronte a difendere i diritti dei narcos e criticare l’operato della polizia. Rio de Janeiro, come il Brasile, come la Colombia, come il Messico e tutta l’America Latina merita di entrare a pieno titolo tra i paesi sviluppati e sicuri dell’occidente per garantire alla popolazione l’ambiente giusto al progresso morale, che deve anche passare per un processo di smantellamento della sottocultura del narcotraffico che sarà possibile solo se lo stato riappropriatosi del territorio garantirà alla popolazione un ambiente sano e propizio a tale progresso.

 

Marco Stella

Portale dei Lombardi nel Mondo

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martedì 28 Gennaio, 2020