Artisti italiani per l’EXPO: Giampietro Maggi — Lombardi nel Mondo

Artisti italiani per l’EXPO: Giampietro Maggi

Prosegue con il Maestro Giampietro Maggi, milanese doc, la nostra iniziativa di chiedere ad artisti famosi italiani cosa ne pensino dell’EXPO 2015. Il desiderio del Maestro Maggi è che l’EXPO prefiguri anche l’opportunità di far conoscere ai tanti turisti che giungeranno il volto antico di una Milano città d’acqua.

 

1) Maestro Maggi, un’importante iniziativa, l’“Oriental design week”, l’ha vista protagonista a maggio nel quartiere di Via Paolo Sarpi, la cosiddetta “Chinatown milanese”. L’esposizione d’arte contemporanea ha visto coinvolti ben oltre 90 artisti internazionali. L’iniziativa è stata promossa dalla Associazione Sarpidoc che, attraverso la realizzazione di eventi di rilevanza sia cittadina che internazionale, si dedica alla valorizzazione culturale e sociale del quartiere. Può illustrarci nel dettaglio le finalità del progetto “Arte in Sarpi” e descriverci l’esito di questa iniziativa culturale? In questa esposizione cittadina, quali obiettivi personali si è prefissato?

L’integrazione fra la comunità italiana e quella cinese nel quartiere di via Paolo Sarpi, dove abito da ormai quasi ottanta anni, è sempre stata buona anche se la comunità cinese ha creato un gruppo a sé e soltanto la seconda generazione è riuscita a integrarsi maggiormente. La mostra organizzata in questo quartiere aveva come obiettivo quello di far avvicinare le due comunità. Ritengo che sia stata un’importante iniziativa culturale in considerazione del fatto che Milano è popolata da un numero importante di cinesi ed inoltre è bene ricordare che la Cina è uno dei Paesi aderenti all’esposizione internazionale.

Attraverso l’esposizione dei miei quadri, ho voluto far conoscere al pubblico gli scorci di una Milano antica; la mia mostra si rivolgeva in modo particolare ai giovani in quanto questi non hanno avuto modo di conoscere i luoghi di un tempo che oramai non c’è più ma che non va dimenticato. Mi sarebbe piaciuto molto esporre i miei quadri su Venezia, una delle mie città preferite, in quanto questa città lagunare rappresenta da secoli un ponte tra l’oriente e l’occidente.

In ogni caso, dalla mia esperienza personale e per quanto riguarda il rapporto tra le due civiltà, trovo che sia possibile convivere in modo pacifico con la comunità cinese, la considero gente molto laboriosa che si contraddistingue per la mentalità molto operosa. Dal punto di vista artistico, se mi si chiedesse di dipingere questa popolazione, prediligerei disegnare i bambini e i vecchi perché trovo i bambini bellissimi mentre i vecchi hanno un’espressione particolare.

 

2) Maestro Maggi, vuole parlarci del suo impegno per il recupero degli affreschi dell’antica Chiesa di Sant’Antonio Abate in provincia di Varese?

La Chiesa di Sant’Antonio abate si trova nel comune di Cadegliano Viconago, nel Vareseotto, in una zona a ridosso del confine svizzero. È un edificio di epoca romanica, tra i più antichi della zona, la cui struttura architettonica è stata modificata nel tempo e le cui origini risalgono ai secoli X e XI.

Rappresenta un vero gioiello d’arte e architettura che andrebbe riscoperto perché è senz’altro una delle meraviglie di questo territorio: l’edificio è tutelato dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali ed è attualmente annoverato tra i Monumenti Nazionali. L’interno della chiesa è interamente decorato e ospita affreschi di notevole pregio e qualità espressiva; troviamo dipinti di vari stili pittorici di epoche diverse: dalla scuola leonardesca, a Bartolomeo da Ponte Tresa, allievo di Bernardino Luini, Guglielmo da Montegrino e tanti altri pittori del 1.300 – 1400.

L’edificio è rimasto abbandonato e chiuso per anni e ciò ha causato il suo degrado. I lavori di intervento conservativo dell’edificio e di ripulitura e restauro degli affreschi sono iniziati circa 40 anni fa e sono avanzati sulla base delle risorse ottenute di volta in volta dalle istituzioni locali e dalle associazioni di privati, ma la valorizzazione e la salvaguardia della chiesa e del patrimonio artistico custodito al suo interno non è ancora ultimata. Il numero di affreschi recuperati è notevole e, per riportare la chiesa al suo antico splendore e recuperare l’ultimo lotto della collezione dei dipinti, occorre un lavoro ingente e ciò implica un apporto di risorse economiche non indifferente. Gli affreschi da restaurare sono molto interessanti e ancora numerosi, tra di essi vi è una “Trinità all’Altare”, e tutti meritano di essere ammirati in egual misura.

L’Associazione per il recupero e la tutela della Chiesa di Sant’Antonio si è fatta promotrice di questo importante impegno, che non rappresenta semplicemente un lavoro fine a sé stesso ma che diventerebbe, una volta ultimato nella sua interezza, un’occasione di conoscenza della storia della chiesa e di fruizione da parte della collettività di un luogo di culto in grado di rivelare le splendide opere che contiene. Graziella Croci, Presidente dell’associazione ed ex Assessore alla Cultura del Comune di Cadegliano Viconago, mia cara amica e grande appassionata di arte, organizza da diversi anni concerti con strumenti d’epoca il cui ricavato è destinato al restauro della chiesa. Condivido la giusta causa portata avanti dall’associazione ed è diventata ormai una mia consuetudine allestire in estate, ogni due o tre anni circa, una mostra personale nella chiesa al fine di devolvere la metà del ricavato ai lavori di ripristino e recupero degli affreschi.

 

3) Maestro Maggi, può anticiparci a quale mostra parteciperà nel prossimo futuro?

È in programma per la prossima primavera, con data ancora da definirsi, una mia mostra di pittura presso il Golf Club Varese di Luvinate. Ho ricevuto l’invito dal Presidente, il Dott. Maurizio Perugini. Il circolo sta organizzando, in occasione dei festeggiamenti per gli 80 anni di fondazione, eventi sportivi, culturali e serali, con l’importante collaborazione dell’Agenzia del Turismo di Varese.

La mostra si terrà nella prestigiosa sede del Club, un antico Monastero Benedettino edificato nel XII secolo dai “Magistri Comacini” che ospitò le suore Benedettine fino al XV secolo. La struttura architettonica, di origini romanico-lombarde davvero uniche nel suo genere, si inserisce all’interno di un piacevole contesto dove lo sport, la natura e l’arte si incontrano armoniosamente. Si possono osservare all’interno dell’edificio numerosi affreschi decorati sulle maestose pareti, il complesso architettonico è immerso nel verde di piante secolari in un incantevole scenario paesaggistico. Dall’edificio si scorgono il Monte Rosa, il lago Maggiore e quelli di Varese e di Monate, oltre che il famoso Sacro Monte, inserito dal 2003 nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Il Club rientra tra i più titolati d’Italia per questo è luogo di svolgimento di importanti gare nazionali di livello agonistico, come l’Open d’Italia.

 

4) In questi giorni alla Pinacoteca di Brera di Milano si sta svolgendo la mostra “’600 lombardo a Brera. Capolavori e riscoperte”, dove sono esposte 46 tra le più significative opere lombarde del XVII secolo. Ci può rilasciare il suo giudizio su questo evento?

Nella pittura del ‘600 sono presenti quasi sempre soggetti religiosi in quanto, a quei tempi, soltanto la chiesa aveva la possibilità di commissionare quadri importanti. La pittura di quest’epoca si caratterizza dalla grandezza delle tele e dalla tonalità scura degli sfondi dove i soggetti dipinti appaiono spesso nelle penombre. La mostra allestita alla Pinacoteca di Brera fornisce al pubblico un importante opportunità per aumentare la conoscenza della pittura lombarda del ‘600, le opere inedite che sono esposte favoriscono il confronto con quelle già presenti alla Pinacoteca.

La pittura antica è per me da sempre fonte di ispirazione artistica, ma mi piace reinterpretarla in chiave moderna nei miei dipinti. Adoro dipingere nelle tele gente umile che lavora, braccianti, contadini, pescatori, persone molto semplici, in quanto mi immedesimo in loro.

 

5) La valorizzazione delle vie d’acqua lombarde è uno degli obiettivi strategici di Expo 2015. Ha qualche proposta da suggerirci in grado di coinvolgere i molti artisti della Lombardia ed esaltare l’immagine culturale ed artistica dei Navigli facendoli in questo modo divenire una vetrina dell’Esposizione universale milanese? A suo giudizio, la realizzazione di eventi lungo le vie d’acqua può contribuire a far riscoprire l’ambiente, la storia e le tradizioni lombarde?

Prima della copertura della Cerchia dei Navigli, avvenuta nel 1930, i barconi di carico potevano entrare in città fino a Via del Senato. La navigazione sui Navigli è stata molto importante nella storia perché, a livello economico, ha contribuito a rendere grande il territorio milanese, favorendone gli scambi, i trasporti ed il lavoro degli uomini mentre, a livello paesaggistico e sociale, ha fatto diventare Milano una città d’acqua fantastica quasi come Venezia: le vie d’acqua e gli splendidi paesaggi circostanti rappresentavano luoghi di incontro e di socialità dove molte persone organizzavano feste, gite e gare di canottaggio. La navigazione sui Navigli è servita inoltre per il trasporto dei marmi provenienti da Candoglia utilizzati per la costruzione del Duomo. Dalle cave di Candoglia i blocchi venivano sistemati su chiatte approdate nel Lago di Mergozzo, di lì lungo lo sbocco del Toce sfociavano nel Lago Maggiore, percorso il lago sino al Ponte di Sesto Calende, confluivano nel Ticino e a Tornavento si immettevano nel Naviglio Grande. Il percorso, di circa 100 chilometri, durava almeno un paio di giornate.

Oggi, lungo le vie dei Navigli, possiamo intravedere vecchi scorci di una Milano romantica ormai scomparsa: case di ringhiera, antichi lavatoi, atelier di pittori, laboratori di artigianato, locali tipici di ristoro e di incontro, antichi barconi ormeggiati adattati a bar. Sono molti i turisti e milanesi che si incontrano in questi luoghi, soprattutto d’estate, in cerca di un volto insolito della città. Lungo i Navigli si riscontrano ancora oggi numerose bellezze ambientali e storiche che hanno reso splendido e affascinante il paesaggio lombardo nel tempo, come le antiche cascine, i palazzi storici, i borghi, le chiese: questi beni andrebbero riscoperti e valorizzati per l’occasione di Expo 2015.

Ritengo che si dovrebbe inoltre evidenziare l’importante ed innovativa opera di Leonardo da Vinci che, verso la fine del ‘400, ideò le chiuse lungo i Navigli. L’ingegnosa scoperta di questo grande personaggio ha permesso di migliorare la navigazione dei canali, ovviando al problema del superamento dei salti. Numerosi suoi schizzi dell’epoca sono oggi conservati al Museo dei Navigli. Nel tempo si sono susseguiti molti pittori che hanno dipinto la suggestiva Milano d’acqua: sarebbe molto interessante organizzare lungo i Navigli una mostra in cui poter esporre le molteplici tele dell’epoca ed anche esporre le fotografie storiche in modo tale da far conoscere ai tanti turisti che giungeranno per l’Esposizione il volto antico di una Milano città d’acqua.

Voglio ricordare che negli anni ’80 ho allestito una mostra improvvisata lungo i Navigli, organizzando un vernissage sul momento, in quegli anni molto in voga. Ho chiesto al proprietario di un barcone che trasportava sabbia di poter esporre le mie opere al suo interno, è così è stato. La mostra ha riscosso un successo inaspettato, chiunque si trovava lì si fermava ad ammirare le tele esposte ristorandosi con una bibita che avevamo con noi. Mi è molto piaciuto il clima che si percepiva: divenne un vero momento di aggregazione oltre che una festa di quartiere ben riuscita. Parteciparono anche personaggi importanti come il Prefetto e il Sindaco di allora, rispettivamente Aldo Aniasi e Libero Mazza, Walter Chiari, Bruno Lauzi, Tino Sarti, il maestro Gamberini e tanti altri personaggi dello spettacolo, la cosa mi ha fatto indubbiamente piacere ed è stata motivo di orgoglio personale.

 

Nota biografica

Giampietro Maggi è nato a Milano nel 1934. Si è diplomato alla Scuola Superiore dell’Accademia di Brera. Ha partecipato a numerose rassegne nazionali e internazionali ottenendo numerosi riconoscimenti, tra i quali ricordiamo: l’Ambrogino d’Oro del Comune di Milano, il premio S. Barnaba, il premio Marco d’Agrate; il premio internazionale della città di Ginevra e il premio internazionale Madonnina. Dal 1976 è Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici.

Maggi, durante la sua lunga carriera, ha esposto in prestigiosi musei e gallerie in Italia e all’estero e nelle sedi di molti Comuni; in alcune di queste occasioni sono state realizzate pubblicazioni riguardanti il suo percorso artistico. Alcune mostre personali della sua carriera sono state quelle realizzate nel:

1990 – Mostra personale su invito della Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, allestita nella sede mondiale dell’Unesco a Parigi, in questa occasione è stata pubblicata una monografia dell’artista distribuita in tutti i Paesi aderenti all’Unesco;

1994 – Mostra personale al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano;

1995 – Mostra personale allestita a San Diego in California;

1996 – Mostra personale organizzata alla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza;

1997 – Galleria Brera 3 di Milano;

2000 – Mostra Antologica Palazzo del Senato di Milano;

2001 – Galleria la Fenice di Lugano;

2007 – Mostra personale alla Fortis Private Banking di Milano;

2012 – Mostra personale a Ponte Tresa.

L’Associazione Numismatica Filatelica Erinofila gli ha dedicato nel 1994 una serie di francobolli da collezione. L’artista è stato ricevuto al Quirinale nel 2000 dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi per meriti alla carriera. Attualmente l’artista organizza corsi di pittura ad olio all’Università della terza età UNITRE.

 

A cura di Christian Flammia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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