Occhi nuovi per l’emigrazione — Lombardi nel Mondo

Occhi nuovi per l’emigrazione

Marco Fedi, segretario DS per l’Australia, risponde a Nuovo Paese su voto, anagrafe, referendum e informazione

Ha risposto alle domande di Frank Barbaro, direttore del mensile in lingua italiana di AdelaideNuovo Paese, il segretario DS (Democratici di Sinistra) per l’Australia Marco Fedi. Gli argomenti? La ‘sempre’ attualità della comunità italiana all’estero: voto, anagrafe, referendum e informazione.

 

Quale bilancio è possibile fare rispetto all’anagrafe dei residenti all’estero ed alla rete consolare?

Le operazioni di bonifica ed aggiornamento dell’anagrafe consolare hanno sicuramente migliorato la situazione generale presso i Consolati. Ma le procedure di adeguamento dell’AIRE – già lente e poco efficienti – hanno subito un forte arresto dal momento in cui se ne sono tornati a casa i contrattisti e non sono arrivati – e non sappiamo ancora quando arriveranno – i digitatori. Il risultato dell’allineamento tra dati MAE/Consolati ed Interno/AIRE dei Comuni sorprende perché veramente poco è stato recepito dai Comuni nonostante l’enorme mole di lavoro svolta grazie anche alla campagna d’informazione avvenuta in almeno tre momenti: all’indomani dell’approvazione della legge 459/2001, in occasione della campagna referendaria e poi con il rinnovo dei Comites. Con il prossimo referendum alle porte e davanti la scadenza del voto politico nel 2006 dobbiamo lavorare per ridurre questa evidente distanza tra le anagrafi. Non solo. Occorre lavorare per informare meglio i cittadini italiani. Occorre soprattutto iniziare a ragionare su soluzioni tecniche e normative nuove, in linea con un sistema di rappresentanza delle nostre comunità che è decisamente all’avanguardia e che merita tutto il nostro impegno, sicuramente l’impegno di chi crede in questo impianto e vuole vedere questa rappresentanza delinearsi senza ombre e tentennamenti dell’ultima ora.

 

Il prossimo referendum quindi troverà una situazione simile alla precedente per quanto riguarda i Consolati?

La domanda andrebbe meglio rivolta alla nostra rete consolare ed alla DGIEePM del MAE. Mi rendo conto, però, che Consolati e Ambasciate, le stesse direzioni del MAE, in questo momento, hanno poco spazio d’azione e di parola. E’ evidente che la situazione dei votanti non potrà migliorare in vista del prossimo appuntamento elettorale referendario. Ci troviamo in una situazione in cui dei Consolati con organici ridotti, sotto pressione per una miriade di altri impegni (pensioni del tesoro e pensioni INPDAP), tra cui gli impegni elettorali, con risorse ridotte all’osso, saranno chiamati a fare “informazione” presso le nostre comunità su un referendum che ha, più che nel passato, complessità etiche e che richiede, più che nel passato, vera informazione e dibattito. I Consolati potranno fare affidamento su Comites e CGiE ma in una situazione che è forse altrettanto complessa: Comites senza fondi 2004, come per Melbourne, e Comites con grossi limiti rispetto alla gestione della spesa; un CGIE che, oltre agli stessi limiti nella gestione del capitolo di bilancio, non potrà che operare su una ridottissima scala circoscrizionale non avendo risorse per gli spostamenti nei paesi di rappresentanza. Con poche risorse e ridottissime capacità di movimento, andranno subito coinvolte tutte le associazioni e tutti i mezzi d’informazione affinché si prodighino oltre misura per far arrivare l’informazione. Nell’immediato occorre predisporre risorse adeguate per la campagna d’informazione istituzionale e garantire adeguati spazi di dibattito. E’ indispensabile garantire “digitatori” in tutte le realtà in cui i risultati dell’allineamento MAE-Anagrafe Consolare ed Interno-AIRE hanno dato risultati deludenti. A medio termine è necessario potenziare e rafforzare la rete consolare dotandola di risorse aggiuntive. Anche se il ritardo è endemico. Occorre informare, semplificare, aggiornare ed avere come riscontro il risultato concreto, cioè la registrazione all’AIRE. Ci troviamo di fronte, invece, a poca informazione ed a tutto fuorché semplificazione – basti pensare alla postilla ed ai costi connessi – o alla mancanza della modulistica di base, quella che, per intenderci, renderebbe il cambiamento di indirizzo un esercizio di semplice comunicazione; dai Comuni poi – se non in qualche rarissimo caso – non arriva alcun tipo di conferma dell’avvenuta iscrizione. Sensibilizzare significa anche essere seri: abbiamo sensibilizzato in italiano ed inglese e poi per gli ultimi quesiti referendari e per il rinnovo dei Comites molta gente non ha potuto votare poiché i comuni non hanno “registrato”. Facciamo in modo che le procedure siano semplici, chiare, e che vi sia riscontro: gli italiani all’estero ci sorprenderanno per la loro serietà.

 

Sui rischi legati alla effettiva realizzazione dell’esercizio del voto in occasione del rinnovo del Parlamento italiano, qual è la tua opinione?

Non mi sorprendono le posizioni di coloro che – sempre contrari al voto o alla impostazione normativa che è stata costruita – continuano ad esprimere liberamente critiche e perplessità. Mi preoccupa che si sia arrivati alla soglia di questo appuntamento ed improvvisamente la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha scoperto ciò che il CGIE sapeva dal 2000-2001: cioè che il sistema secondo il quale l’elenco degli elettori e l’elenco aggiuntivo “nascono”, di fatto, dall’AIRE e dal suo incrocio con le anagrafi consolari, si presta a ritardi e problemi. Da un lato occorre essere chiari e capire che se occorre modificare delle leggi, questo va fatto nei tempi di una politica seria: voteremo quindi nel 2006 con l’attuale legge ordinaria e, se necessario, potrà essere poi riformata, con calma, dopo questa prima storica esperienza del voto. Non dobbiamo nasconderci il problema di un’AIRE che probabilmente non potrà essere migliorata di molto nel breve termine. Allo stesso tempo le forze politiche che compongono l’attuale maggioranza non possono trincerarsi dietro questo “problema” per nascondervi altre preoccupazioni legate alla perdita numerica di rappresentanza in Italia per far posto alla rappresentanza dall’estero. In questo momento occorre chiarezza.

 

Ma siete tutti ancora convinti – anche nel CGIE – che il percorso avviato è veramente nell’interesse delle comunità italiane nel mondo?

Il centrosinistra ha fatto una lunga strada per arrivare con convinzione alla modifica costituzionale ed alla legge ordinaria. Non è un sistema perfetto. E’ un modo nuovo di vedere il rapporto tra Italia e cittadini italiani all’estero: la rappresentanza politica attraverso la valorizzazione piena dell’esperienza dell’emigrazione e la possibilità di dare rappresentanza alle nuove identità che costituiscono quanto di più importante l’Italia ha contribuito a costruire nel mondo attraverso l’emigrazione. Questo patrimonio di valori ed idee, di cultura ed identità nuove, di lavoro e di intelligenze è il terreno fertile su cui poggiano l’esercizio in loco del diritto di voto e la rappresentanza. Il CGIE crede in questo impianto. Il partito dei Democratici di Sinistra crede in questo impianto. Ma non possiamo e dobbiamo nasconderci nulla, soprattutto le difficoltà ed i rischi. E’ possibile, infatti, che attorno al voto si inneschino meccanismi anomali che penalizzino le nostre comunità sui temi della sicurezza sociale, ad esempio, con il ritardo nel rendere effettiva la riforma dei Patronati, oppure sui capitoli del MAE, che potrebbero venire gestiti per colpire talune realtà e favorirne altre, o sulla stessa anagrafe. Sta al Governo fare in modo che l’impianto innovativo della rappresentanza diretta delle comunità italiane nel mondo si realizzi al meglio, che questa legittima aspirazione non sia trasformata in una lotta per conquistare posizioni di vantaggio, in una strumentalizzazione per indebolire gli avversari. I rischi esistono tutti, ma sono rischi che dobbiamo correre.

 

(da news Italia press)

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