Ritratto di un artista da vecchio : Alfred S Mira — Lombardi nel Mondo

Ritratto di un artista da vecchio : Alfred S Mira

Durante la metà del ventesimo secolo Alfred S Mira dipinse i luoghi che riteneva più suggestivi di New York, seguendo uno stile neo-realista americano. Suo figlio Alfred, che ne ha seguito le orme e dipinge ora sulle strade di Boston, gli assomiglia sempre di più

Il premio J. Edward Fitzgerald di fotogiornalismo del 1979 fu assegnato a Joanne Rathe per il suo saggio fotografico “Ritratto di un artista da vecchio” con la motivazione di aver trattato con delicatezza un argomento molto sensibile utilizzando una tecnica fotografica innovativa che faceva risaltare la luce sui soggetti attraverso una Canon AE-1 con film Tri-X.

Alcune fotografie riportate allora, 1979, dal supplemento del 7 ottobre del Globe di Boston evidenziano il lavoro della Rathe. L’artista era Alfredo Mira, allora quasi 80enne, molto provato dalla vita e in condizioni fisiche pessime. Magro, quasi calvo e segnato sul volto incorniciato da una lunga barba mosaica a tre punte, occhi scavati e sguardo perso.

Età senile, bisogno delle cure dei bambini.

Mira, pittore della New York del suo tempo (1900-1980) insegnò a dipingere al figlio Alfred che ricambiò l’amore paterno assistendolo nel momento del declino, quando la parola comincia a mancare e la mobilità si riduce.

Mira, nato in Italia ed emigrato a New York nel 1917, si era aggregato alla comunità artistica del Greenwich Villag ma, pur amandola, non aveva mai desiderato la medesima vita per il figlio. Alfred invece mostrò un grande interesse per la pittura, e così il padre gli insegnò quanto sapeva.

L’incontro con la fotografa Joanne Rathe avvenne nel 1979 quando Alfred, allora 39enne viveva a Brighton, Massachusetts dove faceva il ritrattista. Il padre era stato ricoverato in una casa di riposo, ma Alfred non era contento del trattamento, e così si era deciso a curarlo a casa sua. Divideva il suo lavoro con le attenzioni quotidiane nei confronti del padre, operazioni normali per la cultura italiana del tempo ma insolite in America. Un atto di devozione d’amore e non un fardello. Alfredo parlava al padre con accento italiano per farsi capire, ma non ne era proprio sicuro. La cosa importante era stare con lui, sorreggerlo e stringergli la mano, una presa per continuare a comunicare.

Fu la rappresentazione fotografica di questo rapporto padre figlio,figlio che diventa padre del padre che colpì Joanne Rathe, e che immortalò l’artista da vecchio aiutato dal figlio.

Sono passati oltre 30 anni. Che ne è stato di Alfred Mira, il figlio di Alfredo? Allora era un uomo alto e sicuro, nel pieno degli anni, con un volto artistico sormontato da una folta capigliatura nera e da una barba altrettanto alla Vincenzo Gemito.

Lo racconta Emanuele Capoano di Bostoniano.it che lo ha intervistato il 10 dicembre 2011. Alfredo invecchiato, lunga barba bianca e capelli nascosti dall’immancabile berretto da baseball continua a girare per la città con il suo cavalletto e a dipingere, assomigliando sempre più a suo padre. Non è diventato famoso e si sposta con una macchina scassata anni sessanta, neanche fossimo a Cuba, per andare a ritrarre i giardini degli altri. Memorie delle zie e del padre siciliano. Un uomo di grande cultura che non è riuscito a emergere e campa facendo il custode, bidello, di un pensionato per studenti dove vive in uno scantinato con le tubature esposte che si vedono spesso nei film. Stampa pure cartoline a sfondo religioso che vende per corrispondenza. Un uomo del passato che ricorda gli orti degli immigrati italiani dietro casa con il pollaio ( e la pianta di fico ) che adesso non si possono più tenere (nessun problema però per i cani san Bernardo che possono stare in casa).

Alfredo menziona il padre siciliano senza alcun riferimento a quanto ha fatto ed è stato immortalato durante i suoi ultimi anni di vita. Non è necessario, e l’intervistatore passa oltre. Alfredo si diletta invece a ricordare come gli anni dei sacrifici vengono dimenticati in fretta, soprattutto in tempi di opulenza. Cosa che gli ha fatto capire che i quadri con le nature morte e il cibo avevano un mercato sempre minore.

Alfredo incominciò a dipingere le creature dell’universo ma poi le cose sono cambiate perché l’uomo ha cominciato a correre senza avere più tempo per le sedute, e così si è dedicato alle cose che interessano agli uomini e sono loro vicine, come i giardini. Alfredo ama però ritrarre perché gli piace vedere e catturare le diverse espressioni delle persone mentre attendono il suo colpo di pennello.

Tante parole per nascondere una incredibile sensibilità che cela senza fatica.

L’America è anche un siciliano altero che continua a fare ciò in cui crede lungo le strade di Boston, senza sapere di avere tanti compagni di viaggio che lo sostengono e apprezzano ciò che è e ciò che ha fatto.

Ernesto R Milani

Ernsto.milani@gmail.com

15 settembre 2012

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