Mission — Lombardi nel Mondo

Mission

Un libro di Paolo Poponessi ridà interesse agli studi sull’esperienza dei gesuiti in mezzo ai nativi americani durante la corsa verso il Fra West di metà Ottocento.

L’esplorazione e la conquista del west americano furono la combinazione di molti fattori legati soprattutto all’espansionismo territoriale cui parteciparono persone di ogni tipo e rango sociale, con una buona dose di avventurieri. Una vicenda molto intricata che certi aspetti non è ancora terminata. Infatti ancor oggi gli stati nordoccidentale degli Stati Uniti sono ancora poco densamente popolati e presentano caratteristiche molti diverse dall’America nordorientale che viene più spesso nominata.

La storiografia americana cita spesso padre Eusebio Chino il prete trentino che nella seconda metà del Seicento  predicò il  cristianesimo fra gli indiani del Sudest americano creando un ponte con le istituzioni religiose e del padre domenicano milanese Samuele Mazzuchelli che predicò il vangelo nel Midwest nella prima metà dell’Ottocento,fondò diverse di parrocchie ed è sepolto a Benton, Wisconsin.

Meno spazio viene concesso all’alacre e tenace lavoro dei gesuiti che operarono nel Nordovest americano ovvero negli stati del Montana, Washington, Idaho e Oregon.. La loro presenza evangelizzatrice costituisce un cuneo tra gli indiani e i supposti colonizzatori. La filosofia dei gesuiti si basò sul rispetto della cultura dei nativi. Per meglio capirli studiarono le loro lingue di cui produssero le prime grammatiche, dizionari e vocabolari. Cercarono in tutti i  modi di migliorare la loro acculturazione per rendere loor possibile una vita migliore nella nuova società che si stava formando loro malgrado. Le istituzioni statali, non ancora ben definite, non furono d’aiuto.

Per dare un’idea dell’approccio dei gesuiti è sufficiente questo breve passo :

“Nella festa celebrata a Colville in Oregon si radunarono circa 2300 indiani che, disposti in processione, pregavano e cantavano salmi intervallati da salve di fucileria esplose da giovani della tribù ; la processione si snodava su un percorso di alberi delimitato da alberi piantati ai alti, e decorati, avanzando su un tappeto di fiori sparsi dai fanciulli della tribù e dirigendosi verso altari e tabernacoli con addobbi floreali. La presenza così abbondante di fiori faceva sì che il Corpus Domini tra molte tribù era anche chiamato la Festa dei Fiori”. Come si può notare, attraverso il canto e la musica, riti solenni e processioni e sacre rappresentazioni, i gesuiti aiutavano gli indiani nell’approfondimento della fede cristiana, individuando una comune sensibilità ed espressività religiosa.”

La presenza dei gesuiti cominciò intorno al 1840 quando padre De Smet fece il primo viaggio esplorativo. Ai gesuiti belgi e francesi si aggiunsero poco a poco molti italiani, colpiti dall’ostilità nei loro confronti, di cui Poponessi traccia brevi ma esaustive biografie corredate anche da meravigliose fotografie d’epoca ottenute dagli archivi della Gonzaga University di Spokane, fondata nel 1887 dal gesuita siciliano Giuseppe Cataldo. L’università dove studiò ad esempio Bing Crosby.

Una pagina, anzi una serie di pagine che meritano un approfondimento. Nomi che scorrono veloci : i due fratelli Pietro e Giuseppe Bandini da Forlì, il torinese Giuseppe Giorda e Pasquale Tosi di San Vito di Rimini, evangelizzatore in Alaska. Questi ultimi tre compilarono il dizionario della lingua Kalispel o Flat-Head pubblicato come altre opere della tipografia della missione di St. Ignatius.

Tra gli altri gesuiti risalta la figura di padre Urbano Grassi. Nato nel 1830 a Casei Gerola, provincia di Pavia, fu destinato prima a St. Louis e poi in California, ma si distinse come capo della Missione delle Montagne Rocciose  per via della sua adattabilità inconsueta al modo di vivere dei nativi. Si deve a lui la riorganizzazione della Missione e persino lo spostamento di una chiesa nella riserva indiana destinata a scuola per i capi Umatilla, Cayuse e Walla Walla. Padre Grassi morì nel 1890 e fu seppellito nella riserva di Umatilla, Oregon.

Era l’anno della sconfitta di Wounded Knee , South Dakota che poneva virtualmente fine a tre secoli di guerre tra i nativi e l’esercito statunitense.

I gesuiti avevano provato a combattere con l’apostolato, la bontà, l’istruzione, l’intelligenza. Avevano perso un po’ anche loro.

Commento a Mission di paolo Poponessi, i Gesuiti tra gli indiani del West, 2010, Il Cerchio

www.ilcerchio.org

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

26 giugno 2010

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