Elezioni Venezuela, il MUD punta alla riforma della Costituzione — Lombardi nel Mondo

Elezioni Venezuela, il MUD punta alla riforma della Costituzione

Mesa de Unidad Democratica ha straconquistato la maggioranza dei due terzi del Parlamento, pari a 112 seggi su un totale di 167, contro i 55 seggi del Partito socialista unito del Venezuela (Psuv) guidato da Nicolás Maduro, pronto a scatenare l’opposizione fin da gennaio quando ci sarà l’insediamento dell’Assemblea

L’esito definitivo dei risultati ottenuti dal MUD è arrivato! Il Consiglio nazionale elettorale ha infatti confermato che la coalizione antichavista Mesa de Unidad Democratica si è aggiudicata i 2/3 dei seggi e ora ha i tutti i numeri per riformare la Costituzione, approvare nuove leggi in autonomia, scavalcare i veti dell’esecutivo e soprattutto rimuovere i magistrati del Tribunale Superiore di Giustizia filochavisti e infine indire il referendum che inesorabilmente segnerebbe la fine del mandato presidenziale di Maduro.

L’ex autista di Chavez, per tutti questi anni addormentato sulle riforme, è stranamente ben sveglio e medita già il contrattacco dichiarando “guerra istituzionale” all’Assemblea e alla maggioranza del popolo rappresentato dal MUD, ora accusato di essere la nuova forza di Destra del Venezuela. Questo non è un buon segno di distensione per il Paese. La strategia costituzionale del Psuv è quella di rispondere “colpo su colpo” ai provvedimenti che il MUD tenterà di approvare, primo fra i quali, la legge di amnistia per liberare i prigionieri politici. Da questa linea politica, è facile intuire che la vittoria dell’opposizione non significa affatto la fine del chavismo. Maduro vuole far dimettere tutti i suoi ministri per dimostrare al popolo la sua volontà di cambiamento basata su un processo di ristrutturazione e tangibile rinnovamento del governo nazionale: alla buona ora, verrebbe da aggiungere!

Ma oramai tutte le opzioni per Maduro sono scadute! A nulla servirebbe proporre la promulgazione di leggi di protezione del popolo, tra cui quella di stabilità lavorativa per proteggere gli impiegati e funzionari dello Stato per i prossimi tre anni. Nemmeno la concessione del comodato d’uso per 200 anni alla Fondazione Hugo Chávez (l’antico Museo storico militare dove dal 2013 sono custoditi le sue spoglie) porterebbero sollievo alle profonde ferite e speranze degli chavisti. Maduro ha ancora pochi giorni per fare affidamento su un Parlamento a lui favorevole e nominare i 12 magistrati che mancano al Tribunale supremo di giustizia (Tsj), prima contromossa alla invocata legge di amnistia. Come un bambino trovato con le “mani nella marmellata”, ora bacchetta anche i suoi sostenitori: “Hanno votato contro loro stessi – ha accusato il Presidente uscente che poi ha aggiunto- Io volevo costruire case; distribuire 100mila taxi comprati in Cina e tablet gratuiti per tutti ma ora la Destra vuole eliminare i piani sociali”.

Toh! Ma che strano ritornello già trito e ritrito! Ma tutti gli studenti che in piazza invocavano libera comunicazione e che sono morti in nome di questo ideale di libertà, che fine hanno fatto?

Anche Papa Francisco “rechazó la violencia en Venezuela”, ribadendo il rifiuto della violenza e rispetto di ogni persona e la sacralità della vita umana (https://youtu.be/Ni-JYWJ3tLM) by Marynellis Tremamunno. Ancora una volta si può arguire che questa è solo propaganda post elettorale e anche se la vittoria dell’opposizione non significa la fine del chavismo, almeno nell’immediato, è la prova provata che “nulla dura mai in eterno”.

di Maurizio Pavani (mauripress@live.it)

Document Actions

Share |


Lascia un commento

lunedì 27 Gennaio, 2020