“Artisti sulle vie del Giubileo”: La Pieve Matrice di San Nazario e Celso — Lombardi nel Mondo

“Artisti sulle vie del Giubileo”: La Pieve Matrice di San Nazario e Celso

Per la rubrica culturale “Artisti sulle vie del Giubileo”, alla scoperta degli angoli più nascosti e suggestivi del Belpaese, siamo andati a Borgomaro, nella Valle del Maro, in Provincia di Imperia, per incontrare i Monaci Benedettini ai quali è affidata la Pieve Matrice dei Santi Nazario e Celso

Il nostro proposito è stato quello di scoprire un capolavoro del 1400 del celebre pittore piemontese Matteo Biasacci da Busca.

La Pieve, di origine paleocristiana, sorge al centro della Valle del Maro, poco sopra il paese di Borgomaro ed ha avuto nei secoli una funzione di preminenza su tutte le chiese della Valle. Fino a pochi anni fa versava in stato di completo degrado. Nel gennaio 2004 sono stati insediati dal Vescovo di Albenga i Monaci Benedettini che hanno dato un grande impulso e completato l’opera di restauro iniziata negli anni ’70, sia con opere strutturali che con interventi di recupero delle opere artistiche. Occorre ricordare che la Valle del Maro, dopo aver fatto parte fin dal Medioevo della Signoria dei Conti di Ventimiglia, dal secolo XVI al XVIII fu territorio dei Savoia e pertanto legata alle vicende storiche del Piemonte.

All’interno dell’antichissima chiesa sono conservati importanti reperti artistici ed archeologici. Tra i numerosi capitelli, tabernacoli e dipinti, ci ha particolarmente colpiti un affresco del tardo medioevo situato a sinistra dell’Altare. L’opera del pittore Matteo Biasacci da Busca, raffigura la Vergine con il bambino e gli Apostoli. Matteo Biasacci, come tanti artisti di fine ‘400, oltre che pittore era predicatore itinerante e questo affresco si inserisce nel suo continuo “pellegrinare” tra il Piemonte e la Liguria. La Vergine, nell’atto di allattare il bambino, si caratterizza nell’incantata dolcezza del viso e in una eleganza degli abiti, mentre gli Apostoli sono testimoni di una stagione culturale che cambia, la fine del Medioevo, dove l’arte si trasforma in teatro e didattica per insegnare il Cristianesimo ed illuminare la via della fede e della salvezza. In un’epoca dove la maggioranza della popolazione era pressochè ignorante, si diffonde l’uso di dipingere nelle chiese e nelle cappelle e i numerosi decori religiosi sparsi su muri delle città altro non erano che la Bibbia del popolo. Questo “catechismo dipinto”, tuttavia, nella rappresentazione iconografica dei soggetti e nel loro gusto un po’ gotico, rivela ancora la sua anima e il suo impianto stilistico medievale.

Per una migliore interpretazione, chiediamo ai Monaci di raccontarci la storia di questo pregevole affresco e in generale della Pieve.

“L’affresco di cui stiamo parlando, per secoli è stato attribuito alla Scuola dei Ranzo ed è sempre stato chiamato “Madonna con i Santi Nazario e Celso”. Negli ultimi interventi di restauro della Pieve, però, si smontò l’ancona lignea che conteneva il dipinto e si scoprì che l’affresco non finiva con i due Santi, ma continuava su entrambi i lati. Si scoprirono così altri quattro Santi e nuove ricerche di studiosi locali portarono ad attribuire la rappresentazione, non ai Ranzo, ma alla Bottega piemontese dei Biasacci da Busca che in quel periodo decorarono varie chiese della Riviera ligure e tra queste la Madonna dei Piani ad Imperia. In particolar modo, proprio un’ attenta analisi di questo affresco, permise di rilevare forti analogie con la Madonna dipinta nella nostra chiesa. Ad oggi l’affresco è diventato un po’ il simbolo e l’identità della Chiesa, tanto è vero che ai nostri visitatori doniamo delle immaginette con impressa la foto della Madonna con gli Apostoli. Precisiamo che stiamo parlando di un’opera sacra e pertanto va guardata ed interpretata con venerazione e non con “occhio museale”. La Vergine, dipinta con grande maestria, ci guarda con uno sguardo di tenerezza, è la nostra Madre che ama tutti i suoi figli ed insieme agli Apostoli ci difende, anche dalle forze del male. Il ritratto della Vergine con gli Apostoli è lo specchio di un’epoca di fede che oggi non troviamo più, dove nelle chiese si usava fare il meglio, contattando gli artisti migliori e usando le tecniche più costose, senza badare a spese. Per il Signore non si doveva fare economia, ma si dava tutto quello che di più prezioso c’era. Oltre a tutto questo, vorrei infine precisare che la rappresentazione della Madonna che allatta non è frequente. Per senso del pudore, nei secoli successivi queste tipo di raffigurazioni sono state cancellate o modificate.

Tuttavia l’opera la ” Madonna con bambino e Apostoli” non è l’unico scrigno conservato nella Pieve. I visitatori che vorranno farci visita, scopriranno, per esempio, sparsi lungo la Chiesa numerosi capitelli del 1000-1100 scolpiti con figure misteriose, una pregevole tela settecentesca della famosa Scuola Genovese dei Carrega e in fondo alla navata destra un Tabernacolo in ardesia del 1500. Particolare importante di quest’ultimo è il fatto che rimase in uso, ma come custodia degli Oli Santi, dopo le norme del Concilio di Trento del 1545 che prevedevano lo spostamento del Tabernacolo sull’Altare Maggiore. Nelle facciate all’interno e all’esterno della chiesa, inoltre, di estremo interesse sono i portali in pietra nera incisi e sbalzati con i simboli dei Savoia, risalenti ai tempi della dominazione dei Piemontesi nella Valle Impero.

Infine vorrei ricordare che oltre a tutti gli interventi di restauro della chiesa, abbiamo sistemato un particolare manufatto, posto all’esterno della Pieve, che non ha riscontri in altre zone d’Italia: un cimitero per bambini non battezzati risalente al medioevo. Con estrema cura, ma anche gioia, abbiamo portato a termine il lavoro per ridare dignità a queste anime innocenti e pure. Nei secoli passati, la funzione della Pieve Matrice era quella di accogliere le persone anche dopo la morte, ma si potevano accettare al suo interno solo battezzati.  Per questo motivo i nostri avi decisero di costruire all’esterno della chiesa un cimitero per bambini che, per una qualche ragione, non erano riusciti a cogliere la grazia del Santo Battesimo.

In occasione dell’anno del Giubileo, stiamo vivendo il particolare momento sapendo che, come tutti i cristiani, abbiamo missione di misericordia. Nella nostra posizione di monaci e sacerdoti cerchiamo di essere il più possibile attenti ed accoglienti per le persone che cercano il Signore. Proporremo in Quaresima delle catechesi proprio sull’argomento del Giubileo. Per settembre è in programma un pellegrinaggio a Roma e in questa occasione visiteremo anche diversi monasteri, dove altri confratelli vivono come noi una vita di testimonianza, di operosità e di preghiera.

Ringraziamo Christian Flammia che, grazie alla sua rubrica culturale per il Giubileo, ci permette di “parlare” a tantissime persone altrimenti irraggiungibili e speriamo che, con questo apporto, il nostro “piccolo grande paradiso” possa essere sempre più conosciuto al grande pubblico.

La chiesa è aperta al pubblico tutti i giorni della settimana. Per informazioni e visite guidate si può contattare il numero 348.0680886″.

a cura di Christian Flammia

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