Pronto l’Atlante delle violenze naziste. In Italia 22 mila morti dal 1943 al 1945 — Lombardi nel Mondo

Pronto l’Atlante delle violenze naziste. In Italia 22 mila morti dal 1943 al 1945

Un convegno a Milano nei giorni 3-4 marzo fa il punto sulla ricerca riguardante gli eccidi compiuti dalle forze del Terzo Reich e della Rsi. Parla lo storico Paolo Pezzino.

 

Il mosaico è sempre più completo e i numeri fanno impressione: 5.300 episodi di violenza su civili o partigiani catturati, circa 22 mila morti.
L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, realizzato grazie a un finanziamento del governo federale tedesco, sarà presentato ai primi di aprile al ministero degli Esteri, ma già si possono anticipare alcune cifre, come avverrà nel seminario riguardante il Nord Ovest in programma domani e dopodomani (3 e 4 Marzo 2016) a Milano presso la Casa della Memoria.
«Abbiamo escluso i caduti in combattimento e individuato tre periodi di picco delle atrocità: nel Sud subito dopo l’8 settembre 1943; nell’estate 1944 durante la ritirata tedesca verso la Linea Gotica; al termine del conflitto, nell’aprile-maggio 1945», riferisce lo storico Paolo Pezzino, direttore scientifico del progetto di ricerca promosso dall’Istituto per la storia del movimento di liberazione (Insmli) e dall’Associazione partigiani (Anpi).
«Sono circa 4-500 — prosegue lo studiosoi reparti del Terzo Reich e della Repubblica Sociale Italiana responsabili di stragi. Tra i tedeschi si distinguono la 16ª divisione SS e la Hermann Goering, che compiono eccidi di massa. I fascisti agiscono da soli nel 19 per cento degli episodi: di solito uccidono i partigiani o chi li aiuta, in modo più mirato».
Interessante è anche la tipologia delle violenze: «Il 28% dei morti — dice Pezzino viene soppresso nel corso di rappresaglie, il 27 nei rastrellamenti, l’8 nelle stragi “eliminazioniste” che annientano intere comunità. L’87 per cento dei caduti sono maschi, il 73 per cento in età dai 17 ai 55 anni. Tutti dati che presto saranno consultabili nel sito www.straginaziste.it».
Ci sono poi specificità territoriali, spiega Luigi Borgomaneri, che ha esaminato il caso lombardo: «Mentre in Toscana prevalgono i massacri attuati dai tedeschi in funzione militare, in Lombardia domina la guerra civile: le violenze durante l’occupazione sono compiute in maggioranza dai fascisti, con uno stillicidio di due o tre morti al giorno; i nazisti invece uccidono perlopiù nel settembre del 1943 e nella primavera del 1945»

di ANTONIO CARIOTI
(Fonte Corriere della Sera)

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lunedì 27 Gennaio, 2020