Astronomia: importante scoperta in Antartide di un neutrino proveniente da Orione — Lombardi nel Mondo

Astronomia: importante scoperta in Antartide di un neutrino proveniente da Orione

C’è un filo rosso che lega il cannocchiale di Galileo ad un telescopio di un chilometro cubico immerso nei ghiacci dell’Antartide, leggasi una lunga storia di osservazione e presa conoscenza di ciò che sta realmente attorno al nostro minuscolo pianeta ed al suo periferico sistema solare, effettuata a pari passo con lo sviluppo tecnologico di cui l’umanità, non senza difficoltà e pause, è stata autrice nel corso dei secoli passati

 

 

Di recente, la comunità scientifica ha reso noto la scoperta di un neutrino ad alta carica energetica -si parla di circa 300 TeV, più di 50 volte l’energia delle particelle accelerate- intrappolato nei ghiacci del Polo Sud. Questo neutrino, notato e prontamente studiato da IceCube, telescopio ubicato in Antartide dedito all’osservazione dei neutrini per mezzo di speciali fotomoltiplicatori, è stato stabilito essere di provenienza extra solare.

Una volta studiata la sua traiettoria, i ricercatori hanno potuto circoscrivere una regione nella costellazione di Orione presso la quale una galassia particolarmente attiva, denominata TXS 0506+056, ubicata a 4 miliardi di anni luce da noi, stava emettendo neutrini attraverso un flusso particolarmente alto di raggi cosmici.

Successivamente ad uno studio approfondito della galassia, i ricercatori hanno identificato la sorgente del neutrino in un blazar, leggasi un buco nero supermassivo ubicato al centro della galassiaTXS 0506+056, il cui getto di energia -leggasi uno dei suoi due poli- punta direttamente verso il nostro sistema solare.

Di ragioni per definire il blazar, senza mezzi termini, una sorgente di informazioni oltre che di energia cosmica, ve ne sono parecchie. L’analisi del neutrino dell’Antartide permette, infatti, alla comunità scientifica di reperire importanti informazioni aggiuntive in merito ai processi che stanno all’origine dei fenomeni più violenti dell’Universo, come i buchi neri supermassivi, la collisione tra galassie e le stelle a neutroni supermassive, la formazione di supernovae. La scoperta del neutrino dell’Antartide fornisce, inoltre, una ennesima conferma alla teoria della relatività di Einstein.

Un capitolo importante per l’Astronomia Multimessaggero

La scoperta del neutrino dell’Antartide rappresenta, altresì, un capitolo importante della storia della Astronomia Multimessaggero, una disciplina nata dallo studio e dalla comprensione dei fenomeni astronomici per mezzo di diversi mezzi combinati, che superano l’osservazione ottica tradizionale. L’analisi della luce, della composizione chimica, delle onde gravitazionali e delle radiazioni cosmiche, quando non addirittura del suono, fanno parte di tali mezzi.

La più recente, prima della scoperta del neutrino dell’Antartide, delle scoperte riconducibili all’Astronomia Multimessaggero è stata la registrazione di onde gravitazionali, il 17 Agosto 2017, a seguito della collisione tra due stelle a neutroni, nella costellazione dell’Idra.

Questa collisione, registrata per mezzo delle potenti installazioni dei progetti LIGO e VIRGO -progetti rispettivamente statunitense ed italiano- ha anche provocato la nascita di una kilonova, osservata e certificata dai principali osservatori del mondo, sopratutto dall’Osservatorio Europeo Australe (ESO), ubicato nel deserto di Atacama, in Cile.

Precedentemente, nel 2015, la prima emissione di energia gravitazionale fu registrata a seguito dello scontro tra due buchi neri supermassivi.

Questa scoperta fece seguito alla primissima scoperta di raggi cosmici provenienti dal di fuori della nostra galassia, legata all’osservazione di supernova, nel 1987, presso la Grande Nube di Magellano.

L’esplosione della supernova presso la Grande Nube di Magellano rese chiaro come la Via Lattea fosse uno spazio troppo piccolo ove individuare fenomeni particolarmente significativi da studiare, per mezzo di tutte le tecnologie possibili e a disposizione, al fine di continuare quel progresso scientifico di cui Galileo, ma anche Copernico, Brahe e Keplero, furono i padri fondatori. (Foto. Libero dominio)

 

Matteo Cazzulani – Coordinatore Editoriale Lombardi nel Mondo. @MatteoCazzulani

Document Actions

Share |


Condividi

Lascia un commento