Vitam Pro Patria Exponimus
Quando tra la fine degli anni Ottanta ed il duemila la maggior parte dei governi occidentali, rispondendo a “necessità globali” hanno deciso di sposare modelli liberaldemocratici o socialdemocratici (due facce di una stessa moneta) è stata firmata la condanna a morte delle nostre piccole e medie imprese e dei nostri lavoratori.
Responsabili la “sinistra light” e la “destra light”. Si opposero a questo disegno anarchici, comunisti e neofascisti. I giovani non allineati, con ragioni dissimili, sognavano un futuro diverso per imprese e lavoratori che hanno per decenni sofferto con lo strozzinaggio della politica fiscale dello stato e che dagli ultimi governi sono stati definitivamente condannati a morte.
Se molti ritengono che non sia con gli estremismi che si risolvono le cose, oggi possiamo dichiarare che non è nemmeno accettando supinamente che si evitano le tragedie.
La globalizzazione sta facendo il suo corso inghiottendo nazioni, imprenditori e lavoratori in pro di un governo unico globale da Grande Fratello (non quello dello stupido reality americano imitato in tutto il mondo) ma del lungimirante scrittore George Orwell.
E nel mondo globale, figlio di quella democrazia plutocratica e reazionaria che già stava muovendo i primi passi alla fine degli anni Trenta, esistono paesi che mettono a disposizione i propri cittadini come schiavi e paesi che mettono a disposizione le proprie risorse minerali e agricole.
A disposizione di chi? Di una piccola fetta di plutocrati, di banchieri, di burattinai che manovrano il destino delle nazioni, di nazioni che non sono più nazioni, di cittadini che non sono più cittadini, appunto perché le nazioni non esistono più. Ci accingiamo a festeggiare i 150 anni della nostra Italia, di una nazione che ormai non è più tale, ma regione della indefinibile “Nazione Europa” che a sua volta è un gruppo economico parte di una logica globale. Se questi ampi discorsi possono risultare un po’ troppo utopici riporto le parole del maggior produttore di abiti da uomo del mercato brasiliano: l’italiano Luiz Roberto Apa.
La Cina è migliorata molto, loro fanno cose simili alle nostre, Per farti un’idea, una sarta della mia ditta guadagna 600 reali, ma mi costa 1200 perché diamo il pranzo, l’assistenza medica e rispettiamo le leggi sociali. In Cina una sarta costa 50 dollari. È schiavitù.
Quanti, come l’imprenditore italobrasiliano Apa, hanno affrontato la stessa minaccia? Quante imprese hanno chiuso e lasciato gli operai a casa perché i governi non hanno saputo(voluto) proteggere l’industria nazionale? Quale il ruolo della comunità lombarda e italiana in Italia e nel mondo per serrarsi in falange ed affrontare il nemico globale? Iniziamo il 2011 con questi interrogativi che potrebbero aiutarci a salvare il futuro della nostra sempre più effimera Italia.
Vorrei concludere il 2010 e gli otto anni di governo Lula con le parole di uno tra i più seri uomini politici brasiliani il Senatore Cristovam Buarque del Partito Democratico dei Lavoratori.
L’articolo, curato dal senatore, è apparso il 18 dicembre sul giornale “O Globo”
di Marco Stella


