Novità dalla cooperazione — Lombardi nel Mondo

Novità dalla cooperazione

Una rassegna di notizie provenienti dalla cooperazione italiana allo sviluppo: Action Aid, Save the Children e la campagna per la trasformazione dei cellulari usati in sostegno per i paesi in difficoltà

COOPERAZIONE: ACTIONAID, NUOVI TAGLI SONO IL DE PROFUNDIS

(AGI) – Roma, 30 giu. – Nel giro di tre anni la Cooperazione italiana allo sviluppo scomparira’. La sentenza e’ di ActionAid che ha denunciato il taglio di 170 milioni di euro annui delle risorse destinate alla lotta contro la poverta’, previsti dal decreto legislativo 112 del 25 giugno. Tagli che, ha sottolineato il segretario generale di ActionAid, Marco De Ponte, “rischiano di far sparire entro tre anni la cooperazione italiana allo sviluppo”.

  L’articolo 60, comma 11, hanno riferito da ActionAid, “spiega che a partire dal 2009 sara’ ridotto di quasi la meta’ l’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) gestito dal ministero degli Esteri. Una riduzione, ha aggiunto De Ponte, “che porterebbe le risorse a disposizione nel 2011 a soli 393 milioni di euro, facendo scivolare l’Italia ancora piu’ in basso nella classifica dei donatori europei”, che oggi la vede penultima, davanti solo alla Grecia.

  Pochi giorni fa il governo aveva annunciato un piano d’azione per la sicurezza alimentare da presentare al prossimo vertice G8. “Ci chiediamo come questo si combini con i tagli alle risorse per la lotta contro la poverta’”, ha argomentato De Ponte, “diminuire i finanziamenti anziche’ aumentarli significa far fare al Paese un grosso passo indietro”. Se l’esecutivo “non dimostra coerenza tra gli impegni presi a livello internazionale e le risorse messe effettivamente in campo”, ha avvertito il segretario generale di ActionAid, “arrivera’ all’appuntamento del vertice G8 del 2009 senza alcuna legittimazione internazionale per guidarlo”. (AGI)

 

CLIMA: SAVE THE CHILDREN, 175 MLN BAMBINI A RISCHIO CALAMITA’

(AGI) – Roma, 30 giu. – Ogni anno 175 milioni di bambini rischiano di morire a causa di siccita’, alluvioni e cicloni causati dai cambiamenti climatici: 40 per cento in piu’ dell’ultimo decennio. Se tutte le nazioni donassero un addizionale 10% alla prevenzione delle catastrofi naturali, rispetto ai 10 miliardi di dollari stanziati in risposta a queste, si risparmierebbero 7 miliardi: cifra sufficiente a rispondere a cinque tsunami come quello che nel dicembre 2004 devasto’ il sud-est asiatico. I dati dell’ultimo rapporto di Save the Children indicano che governi, organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie “devono cambiare approccio e strategie per ridurre l’impatto dei disastri naturali su milioni di bambini vulnerabili e sulle loro famiglie”.

  Secondo l’organizzazione, oggi non e’ piu’ sufficiente mitigare gli effetti delle emissioni di anidride carbonica ma occorre pianificare investimenti per prevenire le loro devastanti conseguenze. “E’ molto difficile sapere esattamente quale sara’ il Paese colpito dal prossimo disastro, ma sappiamo quali sono le aree piu’ a rischio”, ha sottolineato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, “in molti Stati asiatici e dell’Africa sub-sahariana i bambini vivono in aree che non hanno sistemi di pre-allerta ne’ sono dotate di strategie di riduzione dei rischi e protezione civile, al contrario di quanto avviene nelle nazioni sviluppate”. Il maggiore impegno finanziario dei donatori sulla prevenzione dovrebbe rafforzare e diffondere i Programmi di riduzione del rischio di disastro (Ddr): dalla costruzione di rifugi ai piani di evacuazione.

  L’Onu ha stimato che il numero dei disastri naturali oggi e’ pari a quattro volte quello registrato negli anni Settanta; se quarant’anni fa le calamita’ colpivano circa 100 milioni di persone, oggi ne coinvolgono 250 milioni. Inoltre gli esperti hanno calcolato che la siccita’, che attualmente colpisce il 3 per cento della superficie terrestre, entro il 2020 si estendera’ all’8 per cento, per toccare quota 30 entro fine secolo. Nella sola Africa la scarsita’ di acqua potrebbe riguardare fino a 250 milioni di persone. Si stima, inoltre, che la temperatura globale aumentera’ di 3 gradi entro la fine del secolo, con un innalzamento del livello del mare di circa 59 centimetri.

  Le catastrofi ambientali, si legge sul rapporto di Save the Children, “provocheranno vasti movimenti migratori che coinvolgeranno circa 50 milioni di persone entro il 2010, la maggior parte dei quali saranno donne e bambini” e avranno conseguenza anche sulla diffusione delle malattie. Secondo i dati di Save the Children, un aumento di 2 gradi della temperatura in Africa potrebbe diffondere la malaria tra 60 milioni di persone. I cambiamenti climatici avranno effetti devastanti, infine, sulla malnutrizione che nel 2080 si calcola colpira’ 600 milioni di persone. (AGI)

 

I cellulari usati? Si trasformano in sostegno per il terzo mondo

 

La corsa ad accaparrarsi l’ultimo modello di telefonino, quello con il maggior numero di funzioni coinvolge ormai sempre più italiani. Ma quando per vezzo o per necessità decidiamo di acquistare il multifunzionale apparecchio, cosa ne facciamo di quello vecchio, magari ancora in buone condizioni? Non sapendo in quale sezione della differenziata gettarlo, molti lo mettono in un cassetto o lo buttano via con la spazzatura generica. C’è però un’altra soluzione, che è decisamente più amica dell’ambiente: decidere di donare i telefonini usati per un progetto di recupero a scopo benefico. L’idea è venuta al Movimento ed azione dei gesuiti italiani per lo sviluppo (Magis). «Il progetto punta a trasformare i cellulari vecchi in finanziamenti per progetti di cooperazione e sviluppo in Ciad e Kenya», spiega la coordinatrice Sabrina Atturo.

 

Nata all’inizio dell’estate 2007, la campagna si chiama “Abbiamo tanti progetti appesi a un filo”. È la prima del suo genere in Italia e si ispira a progetti gemelli di altre ong internazionali come Amnesty International e Oxfam. In breve, chi vuole sbarazzarsi del vecchio cellulare può donarlo in uno dei 250 punti di raccolta sparsi in tutta Italia. I telefonini sono raccolti in scatoloni all’ingresso di farmacie, scuole, associazioni. «Fino ad oggi il bilancio è di 25.000 apparecchi e solo nel mese di aprile sono stati aperti 37 nuovi punti di raccolta. I primi sei mesi della campagna sono stati organizzativi, quindi il progetto è attivo a tutti gli effetti da dicembre. Saremo in grado di stilare un primo rapporto ufficiale entro la fine di del 2008», spiega Atturo. Una volta pieni (circa 150 telefonini a scatola), i contenitori vengono imballati e spediti oltremanica.

 

 

«Il Magis ha stipulato un accordo con la Corporate Mobile Recicling (Cmr), un’azienda con sede a Londra che si occupa dello smaltimento e della reimmisione nel mercato dell’usato di vecchi telefonini. In cambio, la Cmr paga un piccolo contributo per ogni apparecchio». Circa 5 euro che la onlus investirà in due progetti nel continente africano. In Ciad, l’associazione mira a costruire 100 cucine solari. Con un duplice obiettivo: promuovere l’utilizzo di fonti di energia alternativa e ridurre la desertificazione incombente, alimentata dai roghi attizzati dai fuochi per cucinare. Parte del ricavato della campagna andrà poi in Kenya, a sostenere il Nyumbiani (che in lingua swahili significa “accogliente”), una struttura organizzata come casa famiglia che accoglie e aiuta i bambini sieropositivi.

 

Una volta giunto alla Cmr, l’apparecchio passa al vaglio di tecnici; se inutilizzabile, viene smontato e mandato al riciclaggio. «L’azienda certifica che i vari pezzi sono riciclati con procedure conformi alle norme europee», afferma Sabrina Atturo. Nel caso in cui invece il cellulare sia ancora funzionante, i tecnici ne riparano le falle e la Cmr lo immette nel mercato dell’usato. Un mercato che, come spiega Atturo, «si indirizza verso paesi in via di sviluppo, specialmente verso l’India. Ma che negli ultmi anni sta prendendo piede anche in Italia».

 

Valentina.Caiazzo

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/06/30/i-cellulari-usati-si-trasformano-in-sostegno-per-il-terzo-mondo/

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