Intervista esclusiva all’On. Gabriele Albertini — Lombardi nel Mondo

Intervista esclusiva all’On. Gabriele Albertini

L’On. Albertini, già Sindaco di Milano, attualmente parlamentare europeo, è un candidato molto autorevole alla Presidenza della Regione Lombardia (le elezioni sono state fissate per il 27 gennaio 2013). In esclusiva risponde alle domande che gli abbiamo formulato.

Onorevole Albertini, quali sono le motivazioni che la spingono a candidarsi alla Presidenza della Regione Lombardia e i principali obiettivi che intende raggiungere in caso di vittoria?

Sentiamo di rappresentare i valori che devono essere alla base di un impegno politico e amministrativo così importante. E sentiamo che la gente ha fiducia in noi come testimoni di questi valori. La nostra lista si chiamerà “Onestà al potere”, come il libro sui nostri due mandati al governo di Milano, per sottolineare sia il profilo di Sindaco/imprenditore sia la volontà di proporre e aggregare cittadini che mettano al centro la correttezza e la trasparenza. Poi, è ovvio, ci sono le competenze, perché chi ha responsabilità di governo deve avere capacità politica e manageriale. L’obiettivo è, da un lato, il buon governo della Lombardia, dall’altro la costruzione di un nuovo centrodestra nel quale si riconoscano i moderati. Moltissimi di loro oggi preferiscono non andare a votare. Vogliamo valorizzare le energie migliori della società civile chiamandole a partecipare a un progetto che scateni entusiasmo, un progetto non solo per la Lombardia ma per tutto il Paese, un progetto nazionale.

La sua candidatura è subordinata all’appoggio del Pdl senza la Lega?

Non abbiamo la presunzione di escludere nessuno. L’appoggio del Pdl, l’appoggio della Lega: siamo aperti alla collaborazione e al confronto con tutti nella cornice dei valori che ci accomunano e nel rispetto di alcune regole che poi sono le stesse richieste a gran voce dai cittadini, soprattutto dalle nuove generazioni. Penso ai giovani del Pdl che hanno presentato un decalogo per costruire un partito di persone che non scendono a compromessi sul valore della legalità. Persone perbene, di indubbia qualità morale. Sono regole che condivido e che avevo già dettato quando ero Sindaco di Milano.

Se Lei non avra’ appoggi dagli altri Partiti e’ disponibile ad una corsa solitaria?

La nostra lista nasce dalla società civile, dall’associazionismo, dai nuovi movimenti politici. Sarà una lista fatta di persone che operano al di fuori dei partiti, persone del mondo delle professioni, della cultura, dell’impresa, del volontariato. Ci candidiamo rispondendo al desiderio di servire le istituzioni. Scendiamo in campo rappresentando tutti coloro che hanno fiducia nella bontà di un progetto politico che guarda al futuro. Per questo abbiamo deciso di non attendere segnali o decisioni da parte di questo o quel partito. Segnali che, se verranno, ci faranno piacere e aumenteranno la nostra forza, ma non l’impostazione e lo spirito di questa nuova impresa politica.

Alla luce dei recenti risultati elettorali, la crisi dei tradizionali partiti politici sembra inarrestabile, quali sono secondo Lei le ragioni che portano molti italiani verso l´astensionismo o alla cosiddetta “antipolitica” e quale la sua ricetta per combattere questo fenomeno?

L’antipolitica è colpa di quella politica che ha deluso i cittadini, che li ha allontanati perché si è adagiata sui suoi privilegi, perché ha affossato le riforme di cui la società aveva bisogno, dimenticando il suo primo imperativo, essere al servizio dei cittadini. La ricetta è semplice: tornare all’antico, dare il buon esempio, lavorare nell’interesse della collettività, parlare con i fatti, cioè con i buoni risultati. Sono comportamenti che a un certo punto sono apparsi fuori moda, per me invece sono sempre stati la normalità.

La crisi economica costringe molti giovani talenti lombardi ad emigrare, la “fuga dei cervelli” è un grave danno per la società italiana, quali sono le iniziative e gli strumenti d´incentivazione che si potrebbero proporre per arginare questo fenomeno?

Non ci si può aspettare che l’intervento pubblico possa fare miracoli, anche perché oggi le risorse sono limitate. Risolvere il problema aumentando la spesa pubblica a pioggia sarebbe sbagliato. Certo è doveroso per le istituzioni puntare sulla ricerca e incentivare gli investimenti affinché ogni impresa abbia un centro di innovazione.  Ma credo soprattutto nella possibilità di fare squadra – istituzioni e imprese – per esempio puntando sui distretti per fare rete tra le aziende e le università trattenendo studiosi e ricercatori e anzi attraendone dall’estero.

Intervista a cura di Christian Flammia

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