Colombia. Lo Stato riconosce il conflitto armato e promulga la legge sui risarcimenti — Lombardi nel Mondo

Colombia. Lo Stato riconosce il conflitto armato e promulga la legge sui risarcimenti

Alla presenza di un ospite d’eccezione – il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – lo scorso 10 giugno è stata promulgata a Bogotà la “Legge di riparazione alle vittime del conflitto armato e restituzione delle terre”

Alla presenza di un ospite d’eccezione – il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – lo scorso 10 giugno è stata promulgata a Bogotà la “Legge di riparazione alle vittime del conflitto armato e restituzione delle terre”. “È una giornata storica e di speranza nazionale. Una giornata nella quale i colombiani e il mondo intero sono testimoni della volontà di uno Stato di pagare il suo debito morale con le vittime della violenza, anche se con anni di ritardo. Violenza che deve finire e noi ci impegniamo affinché termini” – ha dichiarato il presidente colombiano Juan Manule Santos dopo aver firmato l’importante documento.

 

 

Firma che da più parti è considerata un evento storico, non solo perché prevede un risarcimento economico alle vittime del conflitto in atto nel paese da ormai più di mezzo secolo, ma anche perché per la prima volta si ammette l’esistenza del conflitto stesso nel paese sudamericano. Anche se il contenuto delle norme apre un acceso dibattito tra le organizzazioni della società civile da sempre impegnate nella difesa dei diritti umani, è senza dubbio un passo avanti nella ricerca della verità e una primo accenno di quella giustizia di transizione necessaria per far tornare il paese alla normalità, ma anche capace di ridare ai suoi cittadini fiducia nelle istituzioni. Anche se come ha ricordato il Segretario generale dell’Onu “Una buona legge non è sufficiente se questa non ha effetti reali nella vita delle persone” sottolineando la disponibilità delle Nazioni Unite ad appoggiare il governo e la società colombiana in questa importante sfida.

La legge era stata presentata al Congresso lo scorso 27 settembre dallo stesso Manuel Santos, e prevede un fondo di 25 miliardi di dollari da destinare alle vittime. Secondo le prime formulazioni il risarcimento doveva essere destinato a tutte le persone che hanno vissuto il conflitto armato colombiano negli ultimi 50 anni, mentre nella sua versione definitiva è previsto il risarcimento solo per i circa 4 milioni di persone che sono state vittime di gruppi guerriglieri, forze paramilitari e agenti della forza pubblica a partire dal 1985.

Per quanto riguarda la restituzione di terre si parla di circa 400 mila famiglie che dal 1991 sono state costrette con la forza ad abbandonare i propri terreni. É previsto anche un sostegno psicologico e sociale, e delle azioni più che altro simboliche, come quella di assicurare che venga stabilita la verità sui fatti e la conservazione della memoria storica. La legge rimarrà in vigore per 10 anni e la sfida più difficile sembra essere proprio quella di riuscire a restituire ai contadini “desplazados” due milioni di ettari di terra che gli sono state sottratte, e altri quattro milioni di ettari che tuttora sono in stato di abbandono per la pericolosità delle zone.

Tanti i movimenti sociali che, anche se considerano la promulgazione della legge un evento senza precedenti, lamentano però le gravi lacune del provvedimento, e muovono una critica importante, sopratutto quella di non aver mai consultato le comunità di provenienza delle vittime prima di formularne il testo. Anche il partito di opposizione al governo – Polo Democratico Alternativo – ha fatto sapere che presenterà delle interrogazioni sulla nuova legge per la discriminazione di alcuni gruppi di vittime, ma anche perché la legge non contempla la restituzione di beni né del patrimonio. Rimangono ad esempio fuori dalla definizione di vittime, quelli che hanno subito dei danni per ragioni politiche, i bambini e le bambine reclutate in maniera forzata e le vittime delle nuove strutture paramilitari considerate bande di delinquenti comuni.

Dal fronte opposto poi, non mancano le critiche neanche dai fedeli dell’ex presidente Alvao Uribe. José Obdulio Gaviria, protavoce della Fondazione Primero Colombia, molto vicina all’ex presidente ha infatti dichiarato che “l’approvazione di questa legge mette a rischio il futuro del paese perché ci si sta preoccupando eccessivamente del passato. Uno Stato come quello colombiano dovrebbe concentrare tutti i suoi sforzi perché non ci siano più vittime”. Quello che sembra preoccupare ai fedeli di Uribe è la possibilità che la legge possa sottrarre risorse per continuare la lotta alla guerriglia ancora in atto nel paese, risorse che secondo Gavaria sarebbe meglio investire per potenziare le forse di sicurezza, come se l’attuale militarizzazione del paese ancora non bastasse.

Militarizzazione che spesso ha portato uffici delle Nazioni Unite anche a denunciare le violazioni dei diritti umani attribuibili alle politiche di contrasto alla guerriglia messe in atto dai vari governi susseguitisi nel paese negli ultimi anni, e di fatto l’ultima visita ufficiale di un Segretario generale Onu risale al 1990.

Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani invece è ora necessario vigilare affinché non si verifichino azioni di violenza contro gli sfollati, dato che da quando il presidente Santos ha reso pubblica la sua intenzione di restituire le terre agli sfollati, sono già stati assassinati 10 dirigenti campesinos. Ultimo della lista il caso della leader comunitaria Ana Fabricia Córdoba, assassinata a Medellin pochi giorni prima della visita di Ban Ki-moon. Per questo Christian Salazar – rappresentante per i Diritti Umani dell’Onu in Colombia afferma che “questa legge segna un cambio di direzione fondamentale nelle politiche dello Stato colombiano a favore dei diritti delle vittime, ma allo stesso tempo obbliga il governo a garantire una maggiore protezione contro le possibili reazioni violente di chi ha usurpato le terre dei contadini”.

 

Elvira Corona (Inviata di Unimondo)

Juan Manuel Santos, con il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon – Foto: ©UN

Fonte: Unimondo

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martedì 28 Gennaio, 2020