Un relitto aereo ed un eroe italo – argentino. Una storia da raccontare — Lombardi nel Mondo

Un relitto aereo ed un eroe italo – argentino. Una storia da raccontare

I relitti di un aereo della Marina Militare Argentina, che precipitò nel 1961, sono stati ritrovati da un peschereccio nelle vicinanze di Rio Gallegos. Ciò è stato informato dalla forza e dal proprio pilota –ormai in pensione- che vive a Bahia Blanca. Di Jorge Garrappa

Ciò è stato informato dalla forza e dal proprio pilota –ormai in pensione- che vive a Bahia Blanca.

Il ritrovamento l’ha fatto il peschereccio “San Arawa II” a sessantasei chilometri dal capoluogo della provincia di Santa Cruz e a 511 chilometri delle isole Malvinas, ha detto il capitano di fregata Rodolfo Larrosa, capo di Comunicazione Istituzionale del Comando de Operazioni della Marina.

Il suddetto ufficiale ha precisato che “si tratta di un aereo North American (NA), SNJ-5C, che apparteneva allo Stormo Aeronavale di Propositi Generali e precipito in mare il 12 settembre 1961 durante una pratica di decolli ed atterraggi sulla portaerei ARA Independencia”.

Al momento dell’incidente, il velivolo era pilotato dal Capitano di Vascello ritirato, Alberto Jorge Filippi, che allora ne aveva ventidue anni ed era un Guardiamarina che poco prima aveva avuto le ali dorate.

Pare che “i pezzi dell’aereo sono stati trascinati dal peschereccio “San Arawa II” a 170 metri di profondità. L’aereo fu utilizzato dal secondo conflitto mondiale in poi e le Forse Armate Argentine lo utilizzarono dal 1947 al 1969. Nel caso della Marina Militare lo avevano modificato per operare da portaerei” ha detto Larrosa.

“Erano apparecchi monoplani di ala bassa, monomotore, bipiazza, con una larghezza di 14 metri, una lunghezza di 9,5 e alto 3 metri. Pesavano oltre le due tonnellate e raggiungevano i 285 chilometri all’ora”, concludeva il capo militare.

Alla volta, il protagonista di quell’incidente, ha raccontato che “assieme a sette camerate della quarta promozione di piloti stavano facendo pratiche di decollo e agganciamento sulla portaerei ARA Independencia, per ottenere il brevetto di pilota militare”.

L’italo argentino Filippi -cui cognome è diffuso in tutta Italia, con prevalenza al centro nord- ha ricordato che durante la giornata avevano già fatto due giri con successo finchè al terzo approccio la macchina sfiorò la coperta ma non riuscì ad agganciare il cavo. Qualcosa non aveva funzionato bene.

Poi si seppe che il giovane Guardiamarina non riuscì a riprendere il volo perche “L’ala, al di fuori dalla coperta in posizione troppo bassa, toccò lo specchio di sinistra, l’aereo fece un giro verso poppa e cadde in mare” riportava l’inchiesta del Ministero della Marina Militare.

“Caddi a piombo. Furono pochi secondi! Una paura da morire! Vidi il muro della portaerei passare davanti a me e l’aereo finalmente affondò. Sotto l’acqua riuscì a slacciare l’arnese e salire alla superficie” commentò l’aviatore. Dopodiché fu recuperato sano e salvo da un elicottero della stessa nave.

Bisogna dire che la carriera del Guardiamarina Filippi continuo avanti malgrado quell’incidente avuto nel 1961.

21 anni dopo, lo stesso pilota, al comando di uno “Skyhawk” A4Q, fu abbattuto da un missile inglese durante la Guerra di Malvinas.

Quel 21 maggio 1982, essendo già promosso Capitano di Corvetta, Filippi era il leader della prima sezione di tre aerei A4-Q del Terzo Stormo Aeronavale d’Attacco.

Il Terzo Stormo da Caccia e Attacco contava allora con solo otto aerei e dodici piloti, il suo comandante era il Capitano di Corvetta Rodolfo Castro Fox. Tuttavia, questa piccola e ardita unita da combattimento –tra il 21 maggio e il 12 giugno- affondo due fregate (Tipo “21″): il HMS Ardent e il HMS Antilope, e produco gravissimi danni al “destroyer” (Tipo “County”): HMS Antrim.

Al sudovest dell’Isola Soledad, dopo il bombardamento e affondamento della fregata HMS “Ardent”, la pattuglia da scorta composta di “Sea Harrier”, scopri i tre reattori argentini e gli attacco. L’aereo di Filippi fu colpito da un missile Sidewinder e dovette gettarsi a mare. Quelli del Tenente di Vascello José Arca e del Tenente di Fregata Marcelo Márquez, ricevettero vari colpi. Márquez mori allo scoppio della nave in volo mentre Arca dovette gettarsi vicino a Puerto Argentino ed essere raccolto da un elicottero dell’Esercito Argentino.

“Andavo a 500 nodi di velocità (930 chilometri l’ora). Il colpo d’aria fu talmente grande che svenni. Quando recuperai la conoscenza, cadevo con il paracadute sullo stretto di San Carlos, mentre gli aerei, argentini e inglesi, volavano intorno a me combattendo”, ricorda l’ormai reduce di guerra Filippi.

Sulla terra ferma, il pilota abbattuto, cammino durante tre giorni finche fu assistito dal produttore agricola Tony Blake, che gli offri accoglienza a casa sua.

“Mi trattai da suo convitato. Mi diede una camera, roba asciutta, cibo e mi presento la sua famiglia. Passammo ore e ore chiacchierando e bevendo Brandy”, aggiunge l’ufficiale. “Scoprimmo che condividevamo gli stessi “hobbies”: la fotografia, la caccia di cervi e la radio affezione, ecco perche da quel momento siamo diventati molto amici”.

Dopo un giorno da Blake, il pilota fu accompagnato a un settore dell’isola, dove fu riscattato dai fanti della marina argentina.

Nel novembre 2003, Filippi e Blake si ritrovarono a Bahia Blanca, visitarono la Base Navale Porto Belgrano, giocarono a golf e ricordarono quel 24 maggio 1982, in cui si trovarono e diventarono amici.

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo– 4/10/2011

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