Una panoramica sugli italiani in Australia — Lombardi nel Mondo

Una panoramica sugli italiani in Australia

Paola Niscioli, australiana di origine lombarda, membro del Comites a partire dal 1998, ci offre una prospettiva interessante per capire la realtà degli italiani e dell’associazionismo italiano in Australia oggi

Italiani in Australia: quanti?

Per cominciare voglio ricordarvi delle statistiche riguardo al numero di italiani in Australia. Secondo il censimento australiano del 2001, ci sono 800,256 australiani di origine italiana: 218,718 di questi sono nati in Italia. Giancarlo Cresciani, sociologo italo-australiano, ci dice che la seconda generazione ammonta a 361,326 e la terza a 196,581.

 

D’altronde statistiche italiane ci indicano che 122,843 residenti in Australia hanno la cittadinanza italiana. Volendo sapere quanti di questi hanno meno di 35 anni, ho telefonato al consolato di Adelaide. Hanno controllato la loro database e mi hanno indicato che circa 5,600 dei 15,000 iscritti all’anagrafe AIRE di Adelaide hanno meno di 35 anni.

 

Questa era un’indagine molto preliminare. Ma mi porta a chiedere, se un terzo dei cittadini italiani ad Adelaide ha meno di 35 anni, quale sarà la percentuale australiana, canadese, americana … ? E in più, mi chiedo se abbiamo una rappresentatività nelle strutture italiane all’estero che rispecchia queste percentuali?

 

Cosa sappiamo dei giovani di origine italiana in Australia?

Voglio tornare un attimo alle statistiche australiane le quali non ci indicano la vera ‘composizione’ delle realtà italo-australiane.

 

In realtà i giovani italo-australiani fanno parte di un tessuto sociale australiano molto complesso. Nella ricerca di una nostra identità italo-australiana prendiamo atto delle realtà della nostra provenienza. L’Australia è una terra con un ricco patrimonio rappresentato dalle culture indigene e da una società multiculturale al quale si aggiunge il nostro patrimonio italiano. Siamo a contatto con questa realtà giornalmente sia a livello locale che globale e nell’ambito delle nostre vite personali e professionali.

 

I giovani italo-australiani non sono un gruppo omogeneo: essi riflettono la diversità presente nella vasta comunità australiana e in quella italo-australiana.

 

Questa complessità si trova al centro dell’identità dei giovani italo-australiani. Siamo nati in un contesto particolare cioé in un ambiente bilingue e bi-culturale dove alcuni sono spesso estraniati dalla cultura italiana. In alcuni casi, l’Italia di oggi è una terra con la quale certi giovani italo-australiani non sono capaci di identificarsi, in altri essi sentono di non appartenere alla cultura australiana.

 

Quindi in certi quella qualità difficilissima da definire di italianità è immediatamente apparente e altri giovani non importa per niente.

 

In confronto alla generazione dei nostri genitori e nonni, le nuove generazioni sono spesso ‘ibride’. Cioè, in molti casi, riusciamo a definire un’identità che trascende I vari aspetti della nostra vita. Questo consiste in sfidare confini culturali e spostarci con naturalezza tra le cosiddette culture ‘italiane’ e quelle ‘australiane’.

 

A questo proposito siamo cresciuti molto in confronto ai nostri genitori e nonni, la maggior parte dei quali provenivano da una cultura basata su comunità agricole del periodo antecedente la seconda guerra mondiale. Invece noi siamo cresciuti in una società moderna australiana e viviamo insieme all’Australia I propri problemi di riconciliazione, di multiculturalismo (compreso l’arrivo di persone che vengono respinte dal governo Australiano perché rifugiati), di diritti degli omosessuali e di globalizzazione.

 

A differenza dei nostri antecessori emigranti, la nuova generazione si trova integrata nel ‘mainstream’. Ci sono sicuramente momenti in cui sentiamo che il nostro background culturale ci sia di aiuto e di ostacolo però non ci ferma di fare carriera, famiglie, o di sviluppare I nostri networks sociali e professionali.

 

Per lo più la società australiana è cambiata da quando I primi italiani sono arrivati. Secondo un recente sondaggio di una ricerca sulle diversità australiane:

 

“Oggi gli australiani provano ogni giorno cosmopolitismo: Questo accade di fianco ai loro legami famigliari e tradizioni culturali e questo schema accade tra persone di ogni backgrounds – quelli che parlano inglese e quelli che vengono da culture dove non si parla inglese. Questo agio con identità multiple e legami vari aiuta a spiegare gli atteggiamenti generalmente positivi verso il multiculturalismo australiano e la diversità culturale” (SBS report, p.6).

 

Tutta questa premessa per dire che non vedo tra I miei pari una brama nostalgica per la ‘Madre patria’. Vedo invece confidenza nella loro ‘ibridità’. In più il sondaggio a cui mi riferivo indica che non esistono più I cosidetti “ghetti etnici” in Australia – uno stereotipo perpetuato dai media. Usando le parole della mia collega Teresa Crea, “I giovani italo-australiani sono esuberanti, sono dinamici e hanno perspettive uniche da offrire sia all’ Australia che all’Italia. Sono cittadini di una nuova cultura che al tempo stesso multiculturale e globale.”

 

Lingua e cultura italiana

Torniamo di nuovo alle statistiche. Mentre l’italiano è la lingua più parlata dopo l’inglese con 353,605 persone che parlano italiano in case australiane secondo l’ultimo nostro censimento, questi numeri non riflettono una vera conoscenza e familiarità dell’italiano standard.

 

Quando durante gli anni ‘90 insegnavo italiano a molti giovani italo-australiani, ho scoperto che c’era solo una piccola percentuale che era veramente bilingue. Questi giovani erano senza alcun dubbio biculturali, cioè vivevano con nozioni di una forma di italianità trasmessa loro dalla propria famiglia. Però ho scoperto che nella maggioranza dei casi, la loro capacità di esprimersi in italiano era limitata al contesto familiare. Questo è problematico da un punto di vista sia di partecipazione che di sviluppo personale e culturale. Come possono questi giovani avere un legame con l’Italia contemporanea se non hanno gli strumenti linguistici necessari e adatti?

 

Per quanto riguarda il mantenimento di cultura italiana in Australia, esiste un lungo e appassionato dibattito su se questo deve essere fatto in lingua. Qui esistono due fazioni. Alcuni dicono che “la cultura popolare italiana in Australia può esistere tramite l’inglese” (Kinder, 1988: 81). Questo capiterà sempre più nel futuro con il fatto che I vecchi ci stanno lasciando e con loro le capacità linguistiche della comunità. Ci dobbiamo chiedere come manterremo la cultura se non viene fatto in italiano? Allo stesso tempo come possiamo aggiornarci e di seguito regenerare e scambiare la nostra forma di cultura italiana all’estero se riusciamo solo a capire l’Italia contemporanea con sottotitoli o in traduzione?

 

Information / Networking

Che mi porta specificamente all’informazione di vario tipo.

 

Parlando per me, so di essere ingegnosa nel rintracciare con chi parlare o dove andare per scoprire quello di cui ho bisogno. Mi rendo conto che per molti dei miei networks, io sono una specie di ‘custode d’informazione’ per quanto riguarda l’informazione legata all’Italia. Però come fanno I tanti giovani che non hanno un legame con un ‘custode d’informazione’? Questi giovani sono anche allontanati dai clubs e associazioni, il legame tradizionale all’Italia e le sue regioni. Allora da dove possono ottenere informazione? Una volta che ce l’abbiamo, possono capirla? Come riescono a mettersi in relazione con questa informazione se non capiscono in modo sufficiente né l’italiano standard né l’Italia contemporanea?

 

Questa difficoltà può essere uno scoraggiamento immediate soprattutto se non esiste una ‘traduzione’ adeguata che prenda in considerazione anche fattori istituzionali che culturali.

 

Così vorrei chiedere quali sono i canali d’informazione per un rapporto a due? C’è bisogno di ripensare alla proposta messa avanti alla Prima Conferenza d’Italiana all’estero nel 2000 di avere un liaison Officer per I giovani nelle strutture consolari – una persona che non parla solamente le due lingue ma capisce anche le strutture e la cultura locale.

 

Uno dei modi di ricevere informazioni più attinente ai giovani è quello che si definisce in inglese ‘word of mouth’ e networking. La moda giovanile, per esempio si basa su questo – basta chiedere a un teenager qual è la migliore discoteca e loro ti fanno domande tipo “quando ci vuoi andare?” Le raccomandazioni di gruppo sono essenziali. Nel fare questo, sviluppano le loro reti di contatto e scambiano informazione. Come ho detto prima, lo scambio di conoscenze e cruciale e più facile per certe persone perché hanno reti di contatto già stabilite. Per altri, bisogna creare momenti di networking per così stimolare lo scambio d’informazione.

 

Per esempio, riesco a pensaer a due iniziative del genere con cui ho avuto da fare. La prima era la pre-conferenza a Melbourne alla prima conferenza degli italiani nel mondo del 2000. Era un momento interessante perché mi ha dato l’opportunità di conoscere persone come me negli altri stati australiani I quali stanno affrontando problemi simili.

 

Il secondo esempio è il sito web Australia Donna, un sito per le donne di origine italiana in Australia con cui lavoro sin dall’inizio. La cosa più bella del sito è che riusciamo a mettere insieme le generazioni, scambiare idee e reti di contatti in tutta l’Australia tramite un mondo virtuale. Per tutte le donne è un ottimo strumento di networking. Per altre è un modo di condividere conoscenza di vita o esperienze personali in un forum che collega una parte della comunità che era in passato silenziosa ma incredibilmente attiva con tutto il mondo tramite il click del mouse. Come lo è per Australia Donna, direi che l’Internet è uno strumento potentissimo per legare I giovani all’Italia e ai loro coetanei in tutto il mondo.

 

 

 

Partecipazione / Cittadinanza

Per essere veramente rappresentativi, I giovani devono essere parte del tessuto della partecipazione. Ho già sollevato alcuni punti sulla lingua e il limite che questo può porre.

 

Se passo dal punto di partenza con cui sono personalmente a conoscenza e cioè il Comites, come si può creare un Comites che è veramente rappresentativo? Un Comites che comprende anche la partecipazione delle nuove generazioni? E non solo per dare una parvenza di equanimità dandogli un posto sul comitato. In che modo possiamo rendere il Comites rilevante per tutti I membri della nostra comunità compresi I giovani?

 

Ci stiamo chiedendo proprio questo al momento ad Adelaide perché il nostro Comites ha 3 membri che hanno tra I 33 e 38 anni e tutti gli altri hanno più di 50 anni. A una riunione recente in cui abbiamo discusso il nostro programma future, ci siamo accorti che, malgrado l’età, abbiamo preoccupazioni simili: il mantenimento della lingua e cultura, prendere cura dei nostri anziani, l’informazione e specialmente di ritorno, il rapporto con il governo e le istituzioni locali.

 

Mi spiace sentire però che la prospettiva di integrare I Comites con le istituzioni locali con la riforma proposta non è stata approvata. Penso che questo elemento sarebbe specialmente stato appealing ai giovani.

 

Ho già discusso il modo in cui I giovani sono integrati in Australia e il fatto che contribuiscono in modo attivo alla società. Mi chiedo, ora che il governo ha approvato legislazione che permette ai cittadini residenti all’estero di votare che tipo di impatto questo avrà sulla comunità italo-australiana in generale. Il voto spaccherà in due la comunità? La cittadinanza creerà una divisione fra I giovani, tra un gruppo in un tipo di relazione con l’Italia e un altro che viene escluso?

 

 

 

Il futuro?

E di nuovo torno alla mia domanda iniziale. Chi sarà il pubblico ‘target’ del governo italiano?

 

In che modo il governo italiano stabilirà un rapporto con quelle nuove generazioni che non hanno la cittadinanza italiana? Anzi come riuscirà a mantenere un legame con quelli che non parlano italiano, hanno poco a che fare con l’Italia contemporanea e hanno person la loro eredità italiana? Continuerà ad offrire borse di studio ai non-cittadini? Continuerà a finanziare corsi di lingua all’estero? E gli istituti di cultura?

 

Questo diventar maggiorenne delle comunità italiane all’estero necessita un rapporto più sofisticato e maturo con l’Italia e tutte le sue istituzioni. I simboli che riceviamo dall’Italia di oggi sono simboli del “Made in Italy” a scopo commerciale. Se siamo interessati a sviluppare un legame tra i giovani italo-australiani e l’Italia, sarà sufficiente sostenere un rapporto basato puramente su attività commerciali (es. Alessi, Armani, Ferrari)? Siamo coscienti del fatto che l’Italia stessa sta affrontando i propri problemi a livello locale e mondiale, perciò ci chiediamo quali altri simboli dobbiamo promuovere insieme per creare questo legame con l’Italia. Come possiamo ottenere una visione più pluralistica di come creare e sviluppare questa associazione?

 

Paola Niscioli

da Australia Donna

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