Intervista a Paola Chiesa — Lombardi nel Mondo

Intervista a Paola Chiesa

La studiosa pavese ha ricostruito la storia dei militari lombardi che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale attraverso i fascicoli degli archivi dell’Esercito.

La ricostruzione della storia dei militari lombardi che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale attraverso i fascicoli degli archivi dell’Esercito. Un lavoro di ricerca paziente e laborioso per dare il giusto riconoscimento a persone e vicende sconosciute.

 

Paola Chiesa ha 28 anni, un’età in cui si pensa solitamente al futuro ed abita a Canevino, in provincia di Pavia. E’ docente di Lingua – letteratura Italiana  e Storia negli Istituti di istruzione Secondaria Superiore. E’ balzata recentemente all’attenzione della cronaca per un articolo che traccia il suo lavoro di ricerca  sulla documentazione relativa ai militari lombardi durante la seconda guerra mondiale.

La storia di chi non ha avuto l’opportunità di scriverla a grandi caratteri, così simile a quella degli interpreti delle grandi migrazioni di fine Ottocento, viene riproposta attraverso le lettere e tutto quanto è rimasto di loro negli archivi dell’Esercito.

 

A questo punto lascio lo spazio a Paola Chiesa, l’insegnante che tutti avremmo voluto avere nelle nostre aule scolastiche.

 

Come è nata l’idea di fare ricerche sui militari della seconda guerra  mondiale?

Circa tre anni fa, per colmare un vuoto enorme nella storia locale della “mia” Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese (“mia” perché risiedo in uno dei 46 comuni) ho chiesto ed ottenuto dal Ministero della Difesa di avere accesso alla documentazione matricolare pavese all’interno dell’ex Distretto Militare di Milano – l’attuale Centro Documentale. Anche solo la denominazione “Distretto Militare” mi lasciava perplessa. Ragazza, 25 anni, per di più civile in una caserma all’epoca solamente maschile mi intimoriva un pò. Mi sono avvicinata a questo mondo “grigio verde” in punta di piedi per non volerne più uscire. Le ricerche riguardavano i caduti ed i dispersi della mia Comunità Montana al fronte russo e mi hanno aperto realmente un mondo che ignoravo del tutto: archivi ricchi di polverosi faldoni contenenti tutti i documenti prima solamente studiati nei libri di storia.

Esordisco in campo editoriale nel 2007 con l’imponente volume “I CADUTI E I DISPERSI DELLA COMUNITÀ MONTANA DELL’OLTREPÒ PAVESE NELLA CAMPAGNA DI RUSSIA (1941-1943) – con una nota di Mario Rigoni Stern” scomparso purtroppo recentemente. 

Dopo questa prima pubblicazione, ho avuto la possibilità – grazie al Generale di Brigata Camillo de Milato al quale va tutta la mia profonda stima e gratitudine – di continuare le ricerche, soffermandomi in particolare sulle lettere dal fronte e dalla prigionia. Aprile 2008 esce “LETTERE DAL FRONTE E DALLA PRIGIONIA DI SOLDATI LOMBARDI”, un prezioso cofanetto comprensivo di due volumi finanziato interamente dalla Regione Lombardia.

Era necessario, per completare le biografie dei soldati, recuperare ancora una volta i fogli matricolari, in parte però versati per legge all’Archivio di Stato di via Senato. È nata in questo modo questa grande solidarietà e collaborazione siglata il 25 gennaio scorso che ha realizzato e realizzerà sicuramente grandissimi progetti finalizzati in altrettante pubblicazioni. Il protocollo d’intesa si sforza di ridare spessore umano ad episodi storici che non vanno assolutamente dimenticati, ma vanno anzi fatti continuamente presente alle nuove generazioni

Fra pochi giorni uscirà “…VIENE LA SERA IN UN TRAMONTO ROSSO. DIARIO DI GUERRA, LETTERE E POESIE DI MARCELLO CAGNONI”, Tenente classe 1915 di Montù Beccaria (PV).

Ho concluso una ricerca specifica sulla censura nella corrispondenza militare milanese che uscirà spero entro il 2008. 100 lettere “Verificate per censura” scritte ed inviate da e per il fronte di guerra o campo di prigionia negli anni del secondo conflitto mondiale. Lettere scrupolosamente annerite da china nera per evitare che notizie “a rischio” trasmesse dai militari e dai civili potessero essere divulgate, anche inconsapevolmente, e danneggiare la collettività.

In occasione del centenario della Croce Rossa (1859 – 2009) sono stata incaricata dal Comando Militare Esercito Lombardia e dal Centro di Mobilitazione della Croce Rossa di Milano di realizzare un volume commemorativo che testimonierà l’impegno della Croce Rossa nella corrispondenza dei prigionieri di guerra durante il secondo conflitto mondiale.

 Che collaborazione hai avuto dalle autorità militari?

Piena collaborazione e piena disponibilità. Tutti, nessuno escluso, sia del Comando Militare Esercito Lombardia sia del Centro Documentale di Milano si sono sempre dimostrati nei miei confronti molto attenti e premurosi. Esprimo la mia profonda gratitudine al Generale di Brigata Camillo de Milato, Comandante del Comando Militare Esercito Lombardia, promotore di un’energica azione di riscoperta e divulgazione della memoria storica. La realizzazione dei volumi è stata possibile grazie alla collaborazione del Colonnello Giuseppe De Marco, Capo del Centro Documentale di Milano, che mi ha affiancato due preziosissimi collaboratori nonché due “angeli custodi”: il Tenente Colonnello Francesco Cardullo ed il 1° Maresciallo Giuseppe Santoro.

 

Qual è stata la reazione delle famiglie che hai contattato?

Molti dei parenti – da me contattati durante le ricerche –  sono stati felici di contribuire: non sempre lo scorrere del tempo seppellisce i ricordi…le famiglie non dimenticano. Si sono prodigate per cercare, raccogliere, fotocopiare e spedire documenti, lettere e fotografie. Erano difficilmente raggiungibili quei piccoli “archivi familiari”, custoditi gelosamente dalle madri, dalle spose, dalle sorelle dei reduci, dei caduti, dei dispersi, dei prigionieri. Bisognava acquisire quegli epistolari, quei documenti, quelle informazioni senza procurare nuovi traumi e sofferenze. Occorreva molta umiltà e prudenza nel chiedere.

 

Chi ti ha sostenuto di più?

L’Esercito Italiano. Ogni pubblicazione ne riporta il logo. Collaborare con l’Esercito Italiano è per me motivo d’orgoglio e di grande responsabilità.

 

Qual è stato il ruolo della casa editrice Guardamagna di Varzi?

Fondamentale. Il semplice rapporto di lavoro si è trasformato nel giro di pochi mesi in sincera amicizia. I fratelli Corrado e Luigi Guardamagna sono due persone eccezionali. Lavorano con estrema precisione e passione. Credono in tutte le loro pubblicazioni. Recentemente, in un’intervista, alla domanda “A quale volume edito nel 2007 siete più legati” hanno risposto il mio! Sono onorata. Patrizia, la moglie di Corrado, scherzando dice a tutti di essere diventata la mia segretaria. Sono piacevoli le ore trascorse insieme. E poi il santo Emanuele Firpo…che pazienza ha con me!!! Si occupa di tutti i progetti grafici ma per i miei ha sempre un occhio di riguardo.

Quali progetti hai per il futuro ?

Pubblicare 10 libri entro i trent’anni. Sono a quota ventotto e ho già concluso cinque ricerche storiche delle quali due già edite e due in corso di stampa.

 

 

v          I CADUTI E I DISPERSI DELLA COMUNITÀ MONTANA DELL’OLTREPÒ PAVESE NELLA CAMPAGNA DI RUSSIA (1941-1943) – con una nota di Mario Rigoni Stern (edizioni Guardamagna, 2007)

 

v            LETTERE DAL FRONTE E DALLA PRIGIONIA DI SOLDATI LOMBARDI (edizioni Guardamagna , 2008)

 

v          “… VIENE LA SERA IN UN TRAMONTO ROSSO”. DIARIO DI GUERRA, LETTERE E POESIE DI MARCELLO CAGNONI (edizioni Guardamagna , 2008) in stampa

 

v            “VERIFICATO PER CENSURA”. LA CENSURA MILITARE NELLA CORRISPONDENZA MILANESE (1940 – 1945) (2008)  in stampa

 

v          LA CROCE ROSSA NELLA CORRISPONDENZA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA MILANESI  (? 2009)

Mi piacerebbe realizzare inoltre un volume che, attraverso le immagini da me scattate al fronte, renda onore ai Nostri soldati italiani impegnati all’estero nelle missioni di pace.

Il 4 novembre 2008, festa delle Forze Armate, ci sarà la premiazione degli studenti degli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore che hanno partecipato al Progetto civico – culturale “Una lettera da scrivere alla famiglia di un caduto in una operazione di pace”. L’Esercito, come sinonimo di pace e non di guerra, è protagonista nel protocollo d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia all’interno della Convenzione “La pace si fa a scuola” firmata dal Ministro della Difesa, Arturo Parisi, e dal Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. In questo accordo sono Responsabile per la Regione Lombardia del progetto. 

Sono numerose le Operazioni in territorio nazionale e le Missioni oltremare (ONU, NATO, Forze Multinazionali) svolte dal personale delle Forze Armate italiane in tutto il mondo. Oltre che in Iraq, nel corso dell’Operazione “Antica Babilonia”, l’Esercito Italiano ha dovuto offrire ed offre tutt’ora il suo gravoso tributo di vite umane, dolorosa testimonianza dei rischi di una professione che richiede ideali di riferimento molto solidi: l’amor di Patria, la generosità, l’onore.

Si è pertanto concordato con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia di realizzare un Progetto “civico-culturale” finalizzato alla stesura di una lettera indirizzata alla famiglia di un Caduto in operazione di pace, volto ad una sensibilizzazione in ordine all’impegno profuso a sostegno della pace in varie aree del mondo ed in diversi periodi.

Il Concorso, aperto a tutte le scuole che aderiranno all’iniziativa, permetterà ai giovani di riannodare il filo di un dialogo fra generazioni che nemmeno la morte può interrompere.

Come vissero la guerra i giovani che la fecero? Come sopravvivono i genitori al dolore per la perdita del figlio che si è sacrificato per la Patria? Come vivono la guerra i nostri studenti, che emozioni ne traggono?

I sentimenti, ad esempio nella lettera di uno studente nell’accorato esclusivo dialogo con la madre di un Caduto, dovranno potersi tradurre nella dimensione più meditativa e solida di valori, veri atti di confessione sul passato e prospettive di migliore ordine di vita.

Attraverso il Progetto la guerra emerge, quindi, soprattutto, come campo di condensazione affettiva, recupero di un potenziale umano ed interiore, che uscì rinvigorito proprio dal triste bagno di sangue, depositandosi nei canali della solidarietà ed in semplici toccanti testimonianze, capaci di parlare alle società del futuro.

Il Progetto “civico – culturale” vuole compiere il primo passo di un percorso ancora lungo ma non per questo irrealizzabile. Le emozioni, i pensieri più profondi, la solidarietà che gli studenti manifesteranno attraverso i loro scritti ai genitori dei nostri Caduti, soldati valorosi ma soprattutto figli, saranno premiati.

Quei giovani hanno compiuto fino in fondo il proprio dovere ed il loro sacrificio non sarà vano; il servizio agli altri portato sino a donare la propria vita per la Patria che l’ha chiamato a servirla in una missione di pace tanto importante e altrettanto pericolosa non può essere dimenticato.

È un dovere. È un dovere ricordare ed essere vicini alle famiglie delle vittime perché, in fondo, siamo tutti sotto lo stesso cielo.

 

Il Progetto sarà affiancato da una mostra sulle lettere dal fronte scritte da soldati lombardi nel secondo conflitto mondiale e conservate negli archivi del Centro Documentale di Milano. Si tratta di testimonianze umane e vissuti esistenziali proposti alla diretta sensibilità degli studenti e non solo.

Nel soldato al fronte non si ritrova esclusivamente affezione al meccanismo del sistema militare, l’esemplare retorica dell’eroe e la superiore sicurezza degli obiettivi, ma la paura dell’uomo davanti all’estremo pericolo, l’anelito ad una pace a lungo desiderata, mentre dignità e senso del dovere attengono alla Patria.

 

→ Sono stata responsabile nel 2008 per la provincia di Pavia del training day.

Sito: www.trainingday.it (vedi galleria fotografia PAVIA). Per il 2009 non lo sarò più perché voglio concentrarmi sul progetto civico culturale e sulle ricerche storiche in collaborazione con l’Esercito Italiano.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

30 giugno 2008

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