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Perché gli americani considerano gli europei dei “parassiti”? Di Greta Cristini

La percezione americana del Vecchio Continente alla luce delle opportunità del ritrovato dialogo con la Russia, a partire dal negoziato con l’Iran. La proposta franco-britannica contro quella italiana

La rivoluzione geopolitica in corso negli Stati Uniti ha il suo effetto più immediato e strutturale nella rivisitazione dei concetti attorno alla Difesa americana: a differenza degli 80 anni passati, dalla guerra fredda in poi, oggi l’Alleanza transatlantica non è più vista da Washington come la pietra angolare della propria sicurezza.

Al punto che l’Europa diventa il terzo incomodo fra Stati Uniti e Russia.

Che in una chat Signal trapelata alla stampa il cerchio magico di Trump, a partire dal vicepresidente JD Vance, concordi che un attacco statunitense alle basi Houthi in Yemen sia un ulteriore aiuto agli europei (“Odio dover salvare l’Europa” – ha detto Vance, in relazione al fatto che da Suez e dal Mar Rosso passa gran parte del traffico marittimo europeo – “Condivido pienamente il tuo odio per il parassita europeo. È PATETICO.” ha risposto il Segretario alla Difesa Pete Hegseth) è soltanto l’ultimo esempio di un’opinione sempre più condivisa negli Stati Uniti.

Come ci siamo arrivati?

Partiamo dall’evoluzione del significato dell’Alleanza Atlantica.

Nel 1949, lo sappiamo, la NATO nasce, nelle parole informali del suo primo Segretario Generale Lord Ismay, “per tenere gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi sotto”.

Secondo l’ammiraglio della Marina statunitense James Stavridis, ex comandante supremo delle forze alleate in Europa della NATO, dopo una prima fase funzionale alla divisione del mondo in due grandi poli, quello americano e quello sovietico, e nelle relative sfere di influenza, dopo la caduta del muro di Berlino, la seconda NATO è stata quella del ventennio di guerra al terrorismo, Afghanistan e Iraq compresi.

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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