Giugno 1940. I prigionieri italiani in Nuova Zelanda — Lombardi nel Mondo

Giugno 1940. I prigionieri italiani in Nuova Zelanda

L’entrata in guerra dell’Italia ha comportato anche qui misure di sicurezza che coinvolgevano però i pochi italiani che ci vivevano e che ci vivono ancor oggi. Nel giugno del 1940 tribunali speciali vennero chiamati a giudicare della pericolosità di tutte le comunità dell’Asse presenti in Nuova Zelanda

L’entrata in guerra dell’Italia ha comportato anche qui misure di sicurezza che coinvolgevano però i pochi italiani che ci vivevano e che ci vivono ancor oggi. Nel giugno del 1940 tribunali speciali vennero chiamati a giudicare della pericolosità di tutte le comunità dell’Asse presenti in Nuova Zelanda. Poiché le emigrazioni italiane avevano riguardato in special modo popolazioni costiere di pescatori, (vedi il caso degli Eoliani presenti già da 40 anni) , la maggior parte di loro, già integrati, era dispersa in villaggi e in piccole comunità. La parte più consistente delle emigrazioni in questi luoghi era costituita da anglosassoni e tedeschi.

Anche qui, già dal 1927, era arrivata la dottrina fascista, che non aveva poi avuto un gran seguito, nonostante ci fossero nelle stesse isole fazioni di fascisti inglesi e indigeni isolani che mal tolleravano la corona. Nel 1941 vennero trasferiti sull’isola di Somes 86 uomini di cui 25 Italiani civili. Donne e bambini non furono internati, benché poi problemi si presentassero per la loro esistenza. Il trattamento dei prigionieri viene portato ad esempio, citando gli italiani che mangiano spaghetti e pesce pescato da loro. I reclusi al mattino provvedono alle pulizie generali e personali e alle coltivazioni di ortaggi. Il resto del tempo veniva speso liberamente, in sale di ricreazione con tennis coperto, ping pong, biblioteche, corsi di lingua. Una parte della struttura era riservata all’artigianato, arte in cui gli italiani non li batte nessuno. Per il resto non ci furono lamentele. Ai prigionieri era reso disponibile tabacco, cioccolata, latte condensato, biscotti. Una birra al giorno era permessa e una bottiglia di vino alla settimana.

Molti australiani e neozelandesi furono catturati nell’estate del 42 e inviati in Italia, dove la loro condizione non fu delle migliori dal punto di vista alimentare. La situazione migliorò quando vennero distaccati nelle campagne. Con la caduta del regime molti di questi scapparono trovando rifugio sempre presso le comunità agricole montane. Il rischio a cui andava incontro questa gente ospitale resterà sempre come un ricordo indelebile nella loro vita. Cosi racconta dei primi giorni di prigionia un superstite, Mr C J Quartermaine, del campo 73 di Fossoli di Carpi. In seguito questo campo diventerà campo di transito per lo sterminio degli Ebrei.

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lunedì 27 Gennaio, 2020