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Referendum in Svizzera, respinta la proposta anti-immigrazione per limitare la crescita demografica nel Paese dei cantoni

Domenica 14 giugno 2026, al termine di un’accesa campagna referendaria, gli elettori svizzeri chiamati al voto hanno respinto l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC) per limitare la crescita demografica del Paese dei Cantoni.

Il voto sul referendum, noto anche come Iniziativa per la sostenibilità, si è concluso con una bocciatura della proposta a livello nazionale con i “No” espressi dal 54,8% dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni della Svizzera francese (Romandia), dei grandi centri urbani e buona parte della Svizzera tedesca.

I Cantoni svizzero-centrali e orientali si sono espressi a favore del “Sì” insieme al Canton Ticino che ha votato al quesito con il 50,7% dei consensi.

L’iniziativa, oltre a fissare un tetto di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050, prevedeva anche misure restrittive in materia di asilo e ricongiungimento famigliare una volta raggiunta la soglia di 9,5 milioni di abitanti. Infatti, i promotori sostenevano che l’immigrazione incontrollata era la principale causa della carenza di alloggi e della pressione sui servizi pubblici. Governo, Parlamento e mondo economico avevano invece invitato a respingere la proposta, evidenziando che avrebbe potuto danneggiare il mercato del lavoro, il sistema sanitario e i rapporti con l’Unione europea.

In sostanza, in caso di vittoria del “Sì”, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero stati obbligati a prendere una serie di misure nel settore dell’asilo e del ricongiungimento famigliare e invocare le clausole d’eccezione previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. Prevedibilmente, l’attuazione di queste misure avrebbe messo in discussione la partecipazione svizzera agli accordi di Schengen e di Dublino con l’Ue, compromettendo la cooperazione su sicurezza e accoglienza.

Come emerso da fonti a mezzo stampa, prima del voto, gli oppositori al referendum avevano soprannominato la proposta “iniziativa del caos”, sostenendo che il disegno anti-immigrazione avrebbe potuto avere gravi ricadute economiche, sia nel mondo imprenditoriale (ripercussioni per la carenza di manodopera e danni nei rapporti economici con l’Europa) come nel settore occupazionale dei servizi sanitari, considerato che in Svizzera quasi la metà dei medici e operatori sanitari è di nazionalità straniera.

Tuttavia, restringendo il focus e analizzando l’esito dal punto di vista degli italiani e dei lombardi residenti in Svizzera, emerge una mappa politico-economica a due facce: la Svizzera dei grandi centri urbani e dei cantoni francesi ha detto “No” al referendum mentre il Canton Ticino, porta d’accesso per i lavoratori lombardi, ha votato in controtendenza, approvando il testo referendario, seppur di stretta misura.

L’impatto generale sui cittadini italiani in Svizzera: per la foltissima comunità italiana residente stabilmente in Svizzera (la prima comunità straniera del Paese), la vittoria del “No” è un fatto di enorme importanza. Infatti, se il “Sì’” avesse vinto, l’iniziativa promossa dalla destra dell’UDC avrebbe imposto un tetto rigido alla popolazione residente e il blocco dei trattati di Libera Circolazione con l’Unione Europea. Inoltre, con l’affermazione del No, non ci saranno effetti retroattivi di revoca sui contratti di lavoro e i permessi di soggiorno già in essere (come il Permesso B di dimora o il Permesso C di domicilio).

Garanzia dei ricongiungimenti familiari: con la vittoria del ”, l’iniziativa prevedeva il blocco dei ricongiungimenti famigliari una volta toccata la soglia di 9,5 milioni di abitanti. Invece, la vittoria referendaria del No lascia intatto il diritto dei ricongiungimenti per i lavoratori italiani che vogliono portare la famiglia con sé.

Stabilità previdenziale: come sottolineato dagli analisti economici durante la campagna elettorale, i lavoratori italiani contribuiscono in modo netto al welfare pensionistico svizzero e lo “status quo” evita scossoni ai fondi pensionistici bilaterali.

La situazione specifica per i Lombardi e il “Caso Ticino”: l’analisi si fa più sfaccettata se guardiamo alla Lombardia, da cui proviene la quasi totalità dei frontalieri e una fetta enorme dei nuovi flussi migratori qualificati (la cosiddetta “fuga di cervelli” da Milano e hinterland verso la finanza o il settore farmaceutico di Zurigo e Basilea).

Con in precedenza evidenziato, mentre la Svizzera nel suo complesso ha espresso un voto contrario, il Canton Ticino invece ha approvato l’iniziativa a maggioranza. Questo voto locale fotografa perfettamente le tensioni della zona di confine.

I Lavoratori Frontalieri Lombardi (Permesso G): sebbene l’iniziativa si concentrasse sulla “popolazione residente permanente”, una stretta sulla libera circolazione avrebbe inevitabilmente travolto l’accordo bilaterale sui frontalieri. Con la vittoria del “NO” a livello federale, gli oltre 80.000 frontalieri lombardi (provenienti soprattutto dalle province di Como, Varese, Lecco e Sondrio) tirano un “sospiro di sollievo”: le assunzioni e il transito giornaliero non subiranno contingenti o blocchi burocratici di emergenza.

Resta però il dato politico: il voto favorevole del Ticino dimostra che la pressione sul mercato del lavoro, sui salari locali e sulla viabilità autostradale di confine continua a essere un tema caldissimo per i ticinesi.

I Residenti Lombardi e il mercato del lavoro. la Svizzera ha scelto di non frustrare la propria economia. Il “No” significa che le aziende elvetiche, specialmente nei settori dell’ingegneria, dell’IT, della sanità e della ricerca, potranno continuare ad attingere liberamente al bacino di competenze della Lombardia. Per un giovane laureato o un professionista milanese o lombardo, la Svizzera rimane una destinazione accessibile alle medesime condizioni degli ultimi anni, regolata dagli accordi bilaterali Svizzera-UE.

In sintesi, dal punto di vista legale e pratico non cambia nulla: le porte della Svizzera restano aperte per gli italiani e la manodopera lombarda.

Dal punto di vista del clima politico, invece, il voto del Canton Ticino suggerisce che l’integrazione e la convivenza economica sulla linea di confine rimarranno un terreno di confronto molto sensibile anche nei prossimi mesi.

 

1 example -cittadini svizzeri al voto
2 example – donne svizzere al voto
Maurizio Pavani
Author: Maurizio Pavani

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