Il ristorante Italo-americano di Cugliate — Lombardi nel Mondo

Il ristorante Italo-americano di Cugliate

Il ristorante italo-americano di Cugliate, Varese, ha cambiato destinazione d’suo da molti anni, ma la scritta campeggia sui muri perimetrali dell’imponente edificio in cui si trovava.

Cugliate è un paese di media collina sulla strada che dalla Valganna conduce a Ponte Tresa. Ha mantenuto il centro storico abbastanza integro con un importante lavatoio e le strade troppo strette per il traffico moderno. Un tempo il paese era attraversato dalle voci estive dei figli delle operaie delle tessiture Maino che l’azienda ospitava nella sua colonia estiva sulle colline appena fuori dal centro abitato.

Poco prima di ascendere al centro di Cugliate si staglia il grande edificio a tre piani che Angelo Brunelli fece costruire con i soldi guadagnati durante il suo soggiorno di lavoro in Argentina. Ritornò intorno al 1890 e investì in mattoni il frutto delle sue fatiche, dando inoltre vita  ad un’attività di ristorazione che ebbe successo per diverso tempo finchè non decise di vendere la licenza d’esercizio nel 1932. La sede del ristorante fu spostata nel centro di Cugliate, pur mantenendo il nome originale fino alla costrizione di mutarlo in Bra Sport in seguito alle vicende belliche internazionali.

Di questa interessante vicenda non resta che il ricordo, apparentemente non documentato, dei familiari, e questa insegna RISTORANTE ITALO-AMERICANO,  ancora ben visibile su almeno tre lati della palazzina.

La storia di Angelo Brunelli non è unica in quanto anche Cugliate ha contribuito ad incrementare le fila degli emigranti lombardi temporanei in Europa e, spesso definitivi, oltreoceano. E’ bastato scorrere le liste passeggeri di alcune navi per rendersi conto di quanto il fenomeno sia stato  diversificato e di come spesso i Cugliatesi siano partiti assieme ai valligiani di Arbizzo o di Viconago oppure ai cugini della vicina Val Ceresio. Nomi di persone, con mestieri quasi sempre ben definiti : muratori, tagliatori di pietra, decoratori, scalpellini che ingrossarono le fila degli italiani addetti all’edilizia di New York  e nel Connecticut, a Torrington, Salisbury, Norfolk oppure delle cave di granito di Barre, Vermont. Qualche muratore si stabilì a West Hoboken, New Jersey.

E che dire della famiglia di Filippini Antonio inoltratasi a Chihuahua, Messico  dopo un viaggio via mare da Le Havre a New York proseguito poi  fino a New Orleans prima di attraversare la frontiera? 

Che ci faceva Angelo Andreani a Vera Cruz, Messico assieme al cugino Carlo Filippini?

E che fecero gli scalpellini che da New York si diressero nel 1902 a Puerto Barrios in Guatemala?  E’ probabile che essendo esperti nella lavorazione della pietra abbiano realizzato le decorazioni del Palacio de la Reforma al tempo di Josè Maria Reyna Barrios, quando artisti di Carrara come Andrea Galeotti erano stati chiamati per abbellirlo.

Un capitolo dell’emigrazione lombarda cancellato prima di essere scoperto. Scorci esistenziali che meritano un posto più consono rispetto all’intraprendenza e allo spirito dei protagonisti. Forse c’è ancora tempo per rimediare.

In genere non mi piace stilare elenchi, ma a volte servono alla memoria degli altri : Andreani, Bozzolo, Campagnani, Chini, Filippini, Odoni, Rossinelli, Vegezzi, Franzosi.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

25 agosto 2011

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