“Ruggierito”, il capo di Avellaneda — Lombardi nel Mondo

“Ruggierito”, il capo di Avellaneda

Il periodo politico tra gli anni 1930 e 1943, viene ricordato in Argentina come il “decennio infame”: ritratto dell’italo-argentino Giovanni Nocola Ruggiero

Il periodo politico tra gli anni 1930 e 1943, viene ricordato in Argentina come il “decennio infame”.

Si ricorda tristemente per la frode politica, la delinquenza di stato e la corruzione di ogni tipo in cui personaggi come Miguel Fresco, Alberto Barcelo e Juan Nicolas Ruggiero, ebbero grande notorietà.

Manuel Fresco per esempio, nato nel 1888 e deceduto nel 1971, fu un politico molto unito a Barceló come pure al Presidente della Repubblica (generale e ingegnere) Agustin P. Justo.

Fresco, medico di mestiere fu, tra l’altro, consigliere di Avellaneda e Morón e Governatore della Provincia di Buenos Aires tra 1936 e 1940.

In quel periodo si riempì il territorio provinciale bonaerense dell’architettura monumentale –tipicamente fascista- dell’architetto italo – argentino Francesco Salamone, di cui abbiamo già parlato in precedenti puntate.

Oltre sessanta edifici in più di venticinque comuni si realizzarono a parte dell’Autostrada 2 –Buenos Aires – Mar del Plata- il Casinò della città balneare, il Carcere di Olmos e centinaia di chilometri di autostrade.

Don Alberto Barceló. Benché lui si godesse una grande popolarità, praticava la violenza politica, fomentava la corruzione e serviva, docilmente, ai più ricchi.

Alcuni storici definirono il governo di Barceló ad Avellaneda “duro, implacabile, paternalista, mescolato di violenza, frode e corruzione”, anche se durante la sua amministrazione si fecero centinaia d’opere pubbliche, il primo censimento municipale e fu inaugurato l’ospedale Fiorito, costruito in parte con i 625.000 pesos dei fratelli Fiorito.

All’inizio, a suo fianco c’era un italo – argentino che gli faceva da guardia del corpo: un tale Giovanni Nicola Ruggiero.

Chi era questo Ruggiero? Era nato all’Isola Maciel nel 1895, da un falegname italiano di origine napoletana e da Rosa Mele.

A soli quattordici anni già attaccava manifesti stradali per il Partito Conservatore, comandato da “Don Alberto” Barceló.

“Ruggierito”, così chiamato per la sua bassa statura, diventerà famoso per partecipare ad una sparatoria, con bande oppositrici, davanti ad un casino che gestiva Enrico Barceló -detto “il manco”-, fratello di “Don Alberto”.

Ruggiero era riconosciuto come bandito molto fiero e soprattutto fedele alla causa. Il suo Quartiere Generale funzionava presso il comitato dell’Avenida Pavón 252. Ovviamente lui manteneva qualche negozio legale, come gestire una linea di trasporto pubblico di passeggeri di Avellaneda, che gli servisse da maschera al negozio delle scommesse clandestine.

Nel suo “Barceló, Ruggierito y el populismo oligárquico” (1966), lo scrittore Norberto Folino trascrive un dialogo con l’ex commissario e deputato provinciale, Esteban Habiague, su Ruggiero: “Tarchiato, misurato, di un’arditezza contenuta ma evidente, sapeva parlare. Si affiancava a uomini del governo e se qualche oppositore voleva “denunciare” qualche frode durante un comizio, Ruggierito e i suoi ragazzi dall’innesco rapido- erano pronti a metterlo a posto. Impunita avuta grazie all’influenza di “Don Alberto” sui magistrati e giudici, peraltro camerati del distinto Jockey Club che frequentavano. Da Avellaneda, in quell’epoca, nessuno andava a finire nel carcere di Sierra Chica”.

Gli antecedenti di Ruggierito includevano rapine, giochi proibiti, uso e abuso d’armi da fuoco, lesioni e omicidio tra l’altro.

All’epoca c’era un altro “killer” in Avellaneda, Julio Valea (detto il Gallego Julio) addetto al Partito Radicale, ucciso da vari colpi alla schiena all’ippodromo di Palermo.

Molti accusarono a Ruggierito, altri invece dissero che mori per caso in mezzo a una sparatoria tra addetti al turf.

Il giornale “Critica” pubblicava una notizia da brivido in quei tempi: “In meno di tre anni, si contano ben oltre quaranta persone uccise ma nessun chiarimento”.

Pero, Ruggierito, il capo del gioco clandestino di Avellaneda, il 21 ottobre 1933, manco. Chi lo uccise? Fu la vendetta del marito tradito? Fu la vendetta per la morte di Valea? O fu Barceló l’autore intellettuale, dato che in un meeting politico nel quartiere La Mosca, si erano ascoltati degli urli “Barceló, no; Ruggierito, sì”? Non si seppe mai, almeno ufficialmente.

Nel comunicare la notizia sulla scomparsa violenta del guardia di corpo di Barcelo, “Critica” qualificò la vittima di “assassino” mentre “Noticias Graficas” di dirigente conservatore.

Per “Libertad”, il caso Ruggiero era chiuso per l’apparizione della macchina in cui fugarono gli assassini: “nonostante aver tolto le targhe, la polizia riuscì a individualizzare loro proprietari”. La macchina del “killer” aveva delle impronte digitali, un impatto di proiettile sul parabrezza ed un paio di scarponi insanguinati che permisero arrestare i responsabili.

Ruggiero aveva comprato una casa, ai suoi genitori, a Ranelagh (provincia di Buenos Aires) in cui c’era una statua sua, eretta “in memoriam”.

Alla malavita già descritta, nel 1932, si crea il Partito Fascista Argentino, cui sede c’era ad Avellaneda.

Gruppi paramilitari, promossi dalla Legione Civica Argentina, uscivano per strada alla caccia degli ebrei senza che nessuno se ne accorgesse.

Anche il “zorzal criollo”, Carlos Gardel, frequentava spesso i comitati conservatori negli anni ‘20 e ’30 e cantava in feste preelettorali.

Ci sono delle fotografie in cui appare Gardel assieme Barceló e Ruggierito. Pare che al mitico “Morocho del Abasto”, il Sindaco di Avellaneda (Barcelo), gli abbia fornito la documentazione necessaria per evitare fare il militare in Francia, suo paese natio.

Ruggierito, si sarebbe occupato personalmente della protezione di Carlos Gardel nelle sue avventure notturne ad Avellaneda.

 

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo

www.lombardinelmondo.org – jgarrappa@hotmail.com

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lunedì 27 Gennaio, 2020