Elezioni negli Stati Uniti: il racconto di un lombardo — Lombardi nel Mondo

Elezioni negli Stati Uniti: il racconto di un lombardo

Nicola Sarzi Amadè, studente mantovano di ingegneria aerospaziale che sta svolgendo la sua tesi in California, ha avuto l’occasione di vivere in prima persona un momento storico non solo per gli Stati Uniti ma per il mondo intero. Ecco il racconto, anche emotivo, di quei giorni.

Le elezioni americane del 2 Novembre scorso sono state di grande importanza per il popolo americano in quanto i programmi dei due candidati erano tali da spingere il paese in direzioni completamente diverse in caso di vittoria dell’uno o dell’altro, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. Prima delle elezioni si avvertiva fortemente l’idea di un paese diviso in due , in quanto erano tante le voci sia dei sostenitori di John Kerry che di quelli di George W. Bush, e in entrambi gli schieramenti I toni del dibattito politico erano molto accentuati. A dire il vero, le voci dei democratici sembravano alzarsi piu’ in alto di tutte, quasi come se chi odiava Bush lo odiasse piu’ di quanto lo amasse chi lo amava. In effetti anche tra le persone che conosco qui in California, coloro che mi dicevano che avrebbero votato Kerry, avevano un notevole disappunto verso Bush e la sua politica, piu’ che un amore per i democratici.

L’opinione pubblica si e’ sentita chiamata in causa maggiormante rispetto alle precedenti elezioni, sia da un bombardamento di spot elettorali che invitavano ad andare a votare, non importava per chi, sia dai numerosi dibattiti politici trasmessi in continuazione dalle principali reti televisive di informazione. Anche numerose celebrita’ apparivano in spot televisivi per invitare ad andare a votare.

Ed infatti la risposta del popolo americano a questa scadenza importante si e’ fatta sentire, moltissimi infatti sono andati a votare. Sebbene il risultato delle elezioni sia stato chiarissimo il giorno dopo della votazione, in realta’ nelle prime ore della notte l’esito pareva incerto, in base a quanto gli exit polls dicevano. Infatti Bush e Kerry parevano alla pari nel voto popolare, e questo ha portato a mettere in discussione la precisione degli exit polls subito il giorno dopo il voto, quando ormai si sapeva che Kerry non poteva vincere in Ohio e che il voto popolare avvantaggiava Bush di tre milioni e mezzo di voti.

La parte piu’ silente del paese aveva avuto la sua rivalsa sulle voci altissime di protesta dei democratici. Il giorno dopo le elezioni si e’ capito bene da che parte gli americani volevano che il paese andasse.
A dispetto del risultato dei tre confronti diretti, del netto schieramento di quasi tutte le celebrita’ di Hollywood, e dell’andamento degli exit polls, Bush ha vinto nettamente.

Alla luce di questo risultato, il dibattito politico si e’ subito spostato sulle cause della sconfitta dei democratici.
Qui in America tra la gente si dice che Kerry abbia perso perche’ meno popolare di Bush, e anche per la sua posizione a volte oscura, a volte debole, riguardo alla guerra in Iraq. Molti hanno visto in Kerry un insufficiente patriottismo, nel senso di poca propensione a difendere un paese messo in pericolo dal terrorismo.
Anche la sua posizione non chiara sull’aborto , quando quella di Bush era palesemente contraria, e la sua posizione sui matrimoni gay, favorevole, a differenza di quella di Bush, possono essere state la causa della sua sconfitta, in un paese evidentemente conservatore.

Altri esperti affermano che Kerry fosse il candidato sbagliato per i democratici in quanto non ha mai avuto un incarico di governatore di uno stato, ma e’ stato semplicemente un senatore, il che implica che non ha esperienza per amministrare una nazione, e i cittadini hanno avvertito questo fatto.

In ogni caso, sara’ per volonta’ dello stesso Kerry di non mostrarsi piu’ in tv e sui giornali, o per il ritrovato interesse per importanti avvenimenti internazionali come il voto in Afghanistan o la morte di Arafat, ma a pochi giorni dal voto, l’interesse per il risultato elettorale si e’ spento, lasciando posto a tutte le altre notizie. In effetti, non conveniva piu’ ad alcuno ritornare sulle elezioni, ma piuttosto era meglio analizzare la situazione politica che le elezioni avevano contribuito a realizzare, ovvero il secondo mandato di Bush.

Anzi, pochi giorni dopo le elezioni l’attenzione era gia’ proiettata al 2008, alle successive votazioni, per le quali si sono incominciati gia’ a fare illustri nomi per i possibili candidati, come Hillary Clinton per I democratici, Rudolph Giuliani e Arnold Schwarzenegger per I repubblicani. Quest’ultimo potra’ pero’ essere eletto solo se si realizzera’ un emendamento alla costituzione, che permetta a chi non e’ nato con la cittadinanza americana di diventare presidente. Anche su questa possibilita’ e’ nato ed e’ ancora in corso un acceso dibattito, visto che sono ben 12 milioni i cittadini americani che si trovano nella situazione dell’attuale governatore della California.

E’ di pochi giorni fa invece, l’attenzione alle nuove nomine all’interno del consiglio di gabinetto dell’amministrazione Bush, in particolare al ministero degli esteri, per il quale il dimissionario Colin Powell, che gia’ da tempo aveva anticipato questa decisione, e’ stato sostituito da Condoleeza Rice, il segretario per la sicurezza nazionale della precedente amministrazione. Condoleeza Rice, che ha sempre avuto la piena fiducia di Bush, diventa il 66esimo segretario di stato degli Stati Uniti. Confermato invece al proprio posto Donald Rumsfeld, ministro della difesa oggetto di diverse critiche dalla comunita’ internazionale nel corso del precedente mandato.

Nicola Sarzi Amade’

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martedì 28 Gennaio, 2020