Il secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney — Lombardi nel Mondo

Il secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney

L’eco del secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney tenutosi alla Hofstra University il 16 ottobre 2012 si è appena spenta e tra poco ci sarà quello decisivo del 22 ottobre 2012 a Boca Raton in Florida. Che cosa è successo, questa volta?

Il secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney si è tenuto alla Hofstra University il 16 ottobre 2012.  Obama ha vinto questo round contro Romney ma non ha chiarito perché gli americani dovrebbero rinnovargli la fiducia. Romney si è gettato la zappa sui piedi impelagandosi in un’inutile discussione su chi attribuire la colpa del fatale attentato in Libia. Meglio avrebbe fatto a unirsi al cordoglio nazionale e cercare una soluzione bipartisan. Obama ha mostrato i denti, ma questo non gli garantirà più voto.

C’è invece un argomento che creerà problemi a entrambi e innescato da Romney: quello delle minoranze che ha preso corpo dall’infausta uscita di Romney sulla mancanza di donne nel suo staff che cercò di colmare facendosi portare dei raccoglitori dai suoi collaboratori.

Forse Romney ha detto “raccoglitori pieni di donne” dimenticandosi di aggiungere curricula. Niente di grave fin  qui, ma mi sembra che la domanda posta fosse diversa. Gli è stato chiesto di chiarire la sua posizione in merito all’uguaglianza salariale e ha risposto con una storia riguardante la diversità nell’assunzione del personale. C’è una bella differenza tra uguaglianza nell’essere assunti e uguaglianza nelle possibilità di fare carriera o soltanto di trattamento. Il solito trattamento diverso per le donne, magari sperimentato anche da quelle del famoso raccoglitore, fonte ormai di rara bellezza per le vignette umoristiche.

La distinzione fra diversità e uguaglianza non è peregrina in un mondo economico tuttora dominato dai bianchi nonostante le leggi contro la discriminazione siano in vigore da più di mezzo secolo. L’impressione generale è che le minoranze non contano e quando so no invitate a far parte dei gruppi di potere, quasi sempre in maniera simbolica, si aspetta da loro che si adattino alle procedure e ai disegni dei bianchi.

L’America è costellata di posti di lavoro diversi dove gli afro americani sono addetti ai lavori manuali e le donne lavori d’ufficio. Se è vero che ogni lavoro ha la sua dignità e il suo valore non è vero che tutti debbano restare sempre al loro posto perché segregati per via del loor colore e dell’etnicità. Questo succede soprattutto nell’industria della ristorazione, dove le qualifiche sembrano non contare mai e il lavoro di importanza non viene mai affidato loro.

La diversità è un buon inizio ma non può rappresentare l’obiettivo finale che comprende la condivisione di potere, responsabilità e guadagno ovvero uguaglianza. Per ottenere uguaglianza il trattamento deve essere pari prima e dopo l’assunzione. Romney nella seconda parte della sua risposta non è stato terribile. I posti di lavoro con orario flessibile sono una bella cosa, ma la flessibilità in se stessa non deve essere una scusa per salari inferiori.

In merito alla differenza dei salari, anche Obama ha molto da fare. Agli inizi del suo mandato gli fu chiesto come intendesse affrontare i problemi economici delle comunità afro americane. Affermò che lo avrebbe fatto migliorando l’economia in generale perchè “ la marea che sale solleva le barche”. In realtà la marea che sale potrebbe generare qualche risorsa per le com unità afro americane e preservare la diversità in economia ma non affronta l’enorme differenza tuttora esistente tra le famiglie bianche e quelle afro americane.

Queste differenze sono dannose per la società perché molti studiosi ritengono che le economie con forti guadagni e differenze di ricchezza hanno una crescita economica più lenta, mentre l’uguaglianza crea una sviluppo sostenibile. Ma non occorre dimenticare che queste differenze sono minacciose perché rafforzano l’idea che alcune persone valgono più di altre. Questa lezione è contraria agli ideali di paga giusta e senso della comunità, ideali che sono riproposti in ogni campagna elettorale dai candidati che promuovono la grandezza della nazione che vogliono guidare. Le forti differenze minano il senso di comunità causando divisioni e risentimenti – la gente che rimane indietro cerca sempre di farsi avanti; la gente davanti cerca sempre di mantenere il controllo dei comandi. Non è una bella formula per mantenere l’unità nazionale. La formula migliore sta nell’andare oltre l’impegno verso la semplice diversità e lavorare per generare la vera uguaglianza.

Il punto di vista della minoranza afro americana stride con la percezione che il 47% di chi non paga le tasse sia tutto a favore di Obama.

Per finire, molti dei nostri uomini politici dovrebbero trarre qualche conclusione dai commenti menzionati che calzano a pennello con lo stato di cose italiano. Siamo sempre così lontani dalle realtà degli altri? Non credo proprio.

Ernesto R Milani

Milani.ernesto@gmail.com

19 ottobre 2012

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