La storia della comunita’ italiana in Marocco — Lombardi nel Mondo

La storia della comunita’ italiana in Marocco

Prove tangibili della nostra presenza in questo paese si trovano, a partire già dalla fine del 1800 fino ad arrivare ai nostri giorni, nelle grandi opere sia pubbliche sia private realizzate dalle imprese italiane insediatesi nel paese.

Le ultime rilevazioni sulla presenza degli italiani in Africa parlano di circa 130.000 connazionali distribuiti principalmente nell’area mediterranea e sud africana. I dati ISTAT sui cittadini italiani residenti in Africa si possono consultare nel sito www.istat.it.

Questi italiani hanno creato Comunità piccole e poco conosciute rispetto a quelle delle Americhe e dell’Europa, ma non per questo meno importanti. Un’attenzione particolare, inoltre, deve essere rivolta a coloro che vivono in paesi così differenti dal nostro, come quelli dove prevale la cultura arabo-islamica come, appunto, la nostra Comunità qui, di cui ripercorrerò brevemente le tappe più significative.

 

Prove tangibili della nostra presenza in questo paese si trovano, a partire già dalla fine del 1800 fino ad arrivare ai nostri giorni, nelle grandi opere sia pubbliche sia private realizzate dalle imprese italiane insediatesi nel paese.

 

I primi emigranti italiani che arrivarono agli albori del secolo scorso provenivano dalla Sicilia e generalmente avevano trascorso un breve periodo di tempo in Tunisia.

 

I primi tempi furono caratterizzati dall’operosità e dall’impegno dei nostri connazionali nel campo dell’artigianato, delle costruzioni e dell’agricoltura. Nel giro di pochissimi anni il numero degli italiani salì in maniera rilevante. Un censimento del Protettorato Francese fatto nel 1913 rileva la presenza di 3.500 italiani, tutti operai, maestranze e operatori.

 

La nostra Comunità in Marocco è stata, nel corso della sua vita, influenzata da vari fattori storici, politici, sociali che hanno determinato cambiamenti anche rilevanti nella sua composizione.

 

Con la Prima Guerra Mondiale, si assiste allo smembramento della Comunità a causa delle partenze dei nostri uomini per il fronte, ma in seguito la Comunità si ripopolò, tanto che, nel 1925 a Casablanca, nacque il Maarif, un quartiere abitato dal 50% degli italiani residenti nel paese, una vera e propria “little Italy”. Gradualmente la composizione della Comunità italiana si andò strutturando e alla massa di manovalanza si aggiunsero uomini e donne di cultura che innalzarono la qualità e la consistenza della nostra presenza in Marocco.

 

Nel corso degli anni Trenta la Comunità godette di una situazione particolarmente favorevole, ebbe parte attiva nello sviluppo del paese, specialmente nel settore edilizio e agricolo, crescendo ed evolvendosi. Si determinarono anche alcuni cambiamenti a livello sociale. Si iniziò a convivere con la diversità degli usi e dei costumi, ad assimilare la lingua e le abitudini di vita, non si viveva più la condizione di emigrante in modo negativo, ma anzi, ci si impegnava per consolidare la propria integrazione.

 

La Seconda Guerra mondiale, segnò la fine del periodo fiorente della Comunità, determinando profondi cambiamenti a livello sia demografico sia culturale.   Allo scoppiare della Grande Guerra, il Marocco ospitava 20.000 italiani, operai, maestranze ed operatori, impiegati in tutto il territorio e in tutte le fasce professionali.

 

Il Governo italiano, temendo il peggio, esortò i connazionali all’estero a rimpatriare; molti lasciarono il Marocco causando un brusco calo della Comunità che scese a 15.000 unità.

 

Ogni guerra porta con sé sofferenza e degrado umani. Ovunque ci si trovi, si devono fare i conti con le scelte del proprio governo. Amicizia, rispetto, fiducia, passano in secondo piano e all’improvviso ci si scopre avversari od alleati esclusivamente sulla base di coalizioni decise da altri. E’ ciò che successe ai nostri compatrioti residenti in Marocco all’entrata in guerra dell’Italia, che si trovarono all’improvviso nemici dei loro vicini di casa, dei loro amici, dei loro datori di lavoro. Messi di fronte ad una scelta non facile: assumere la cittadinanza francese, avvalendosi del ius soli, secondo la quale si è cittadini del paese in cui si è nati (quindi chi nasce in Marocco durante il Protettorato è francese, se lo desidera) o restare italiani e finire nei campi di concentramento. Molti accettarono di cambiare nazionalità evitando la reclusione, altri non si piegarono a questo compromesso e furono imprigionati.

 

Negli anni seguenti alla fine della Grande Guerra, malgrado ancora una forte tendenza dei nostri connazionali ad assumere la cittadinanza francese, per godere dei benefici economici e pratici ad essa connessi, come la possibilità di ottenere un lavoro altrimenti negato, si assiste ad un graduale ripopolamento della nostra Comunità, che nel 1955 arriva a toccare circa le 17.500 unità, delle quali 14.500 a Casablanca.

 

Opere importanti, tuttora esistenti, furono progettate e realizzate dalle imprese edili dirette da italiani in ambito industriale ed architettonico, edifici, cinema, opere pubbliche, come per esempio, il porto di Mohammedia e la raffineria di petrolio Samir. Sono di questi anni anche opere a beneficio della Comunità, ancora funzionanti, come l’immobile di Cristo Re, con Chiesa omonima e Casa di Riposo e il locale che ospita attualmente il Circolo degli Italiani.

 

La Comunità aveva proprie scuole e numerose associazioni che esistono ancora oggi e svolgono, insieme alle nostre Istituzioni, le funzioni di assistenza ai residenti italiani e di promozione della nostra cultura nel paese.

 

Il sopraggiungere dell’Indipendenza del Marocco dalla Francia nel 1956 rappresentò un altro momento di crisi per la storia della nostra Comunità. Il franco marocchino si estinse e nacque il dirham. Il timore di una confisca da parte dello Stato marocchino indusse i responsabili dell’epoca a cedere allo Stato Italiano i beni sopra citati, allora appartenenti ad associazioni. Il processo di nazionalizzazione economica e culturale, attuato dallo Stato marocchino negli anni Settanta, con i profondi cambiamenti sociali ed economici che ne seguirono (ricordo l’obbligo delle aziende a capitale straniero di cedere il 50% ai locali) completò infine la dissoluzione della Comunità che, non trovando più le premesse al suo insediamento, subì una profonda recessione.

 

Gradualmente la Comunità si è in parte ricostituita e sempre più strutturata, riuscendo a conquistarsi, attraverso la serietà e l’impegno nel lavoro e la generosità nella formazione delle maestranze locali, quella stima e quel rispetto che il popolo marocchino prova tutt’ora verso gli italiani di oggi.

 

Attualmente la Comunità italiana in Marocco esiste grazie e funzionalmente all’esistenza di una presenza imprenditoriale italiana, basata su coloro che negli anni difficili non abbandonarono il paese e su quanti hanno scelto e scelgono il Marocco (e sono in aumento) per sviluppare i propri interessi; è in una fase stabile con prospettive di crescita nel medio periodo, legate alla evoluzione dei rapporti politico-economici tra Italia e Marocco e raggiunge circa le 2000 persone che vivono per la maggior parte a Casablanca.

 

Il 70% circa è rappresentato da italiani nati in Marocco, mentre il restante 30% è costituito, per lo più, da persone giunte qui a seguito di investimenti italiani o per ragioni commerciali.

 

Sia marocchini sia italiani sono propensi all’insediamento italiano in Marocco. A conferma di ciò basti pensare al fatto che l’Italia è stabilmente il terzo partner commerciale del Marocco dopo Francia e Spagna. Ricordo anche l’accordo di libero scambio sottoscritto tra Unione Europea e Maghreb. Il patto, entrato in vigore dal 2000, si sta concretizzando gradualmente e prevede il raggiungimento del libero scambio totale nel 2012. E’ infine stato recentemente sottoscritto un ulteriore accordo sullo scambio di alcuni prodotti agricoli sempre tra Marocco e Unione Europea.

 

Queste premesse, unite ai grandi progetti in corso in tutto il territorio per il potenziamento delle infrastrutture (strade, porti, dighe, alberghi) e per lo sviluppo dell’attività imprenditoriale locale, costituiscono motivo di ottimismo per una crescita della nostra presenza in questo paese.

 

 

Fonte www.comites.ma

 

Documentazione realizzata dalla Dott.ssa Anna Senese

 

COMITES – 44, Bd. Abdelmoumen – Casablanca – Maroc – Tel. e Fax 00 212 (0)22 989561

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martedì 28 Gennaio, 2020