La Russia lancia missili vicino alla Georgia: la Svezia si riarma — Lombardi nel Mondo

La Russia lancia missili vicino alla Georgia: la Svezia si riarma

Il Governo svedese interrompe il suo status di neutralità per acquistare una flotta di aerei militari. NATO e Governo georgiano protestano per l’avvio dell’operazione Caucaso 2012 da parte dell’esercito russo a pochi chilometri dal confine di Tbilisi e a ridosso delle Elezioni Parlamentari

Ci dicono che va tutto bene e che l’Europa è militarmente sicura in un periodo di pace mondiale, ma il riarmo svedese, il terrore georgiano, e i missili russi sembrano testimoniare il contrario. Nella giornata di lunedì, 17 Settembre, la Svenska Dagbladet ha rivelato il piano voluto dal Governo svedese per l’acquisto di un’intera flotta di aerei militari di categoria Jas-Gripen.

 

Secondo il giornale, la spesa, fissata nel bilancio per 60 apparecchi da guerra, è dettata dall’insicurezza sentita da Stoccolma nei confronti dei recenti sviluppi geopolitici, con una Russia sempre più aggressiva e un’Europa assente sul piano politico e militare.

 

Inoltre, il Governo svedese, che necessita di tutelare in ogni modo i propri interessi nell’Oceano Artico, sopratutto sui ricchi giacimenti di gas naturale in esso presenti, ripone poca fiducia nelle strutture euroatlantiche e negli Stati Uniti. Secondo Stoccolma, Washington, dalla salita al potere di Barack Obama, si è interessata unicamente dello scenario asiatico, dimenticando quello europeo.

 

Il riarmo della Svezia è una vera e propria notizia, dal momento in cui Stoccolma è sempre stata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale un Paese neutrale, che ha sempre rifiutato l’adozione di un esercito, al punto da restare al di fuori della NATO.

 

Durante il periodo della Guerra Fredda, le spese dello Stato svedese per la difesa si sono dimezzate, ma solo oggi, per la prima volta dopo vent’anni, il Governo di Stoccolma è tornato a parlare apertamente di periodo insicuro e preoccupante.

 

L’atteggiamento allarmistico della Svezia è condiviso dalla Georgia, che, sempre lunedì, 17 Settembre, ha denunciato la ripresa delle azioni militari dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera georgiana.

 

A preoccupare Tbilisi è la circostanza storica: le esercitazioni militari di Mosca, nominate “Operazione Caucaso 2012”, ben ricordano la precedente edizione del 2008, a pochi mesi dall’invasione della Georgia durante la guerra-lampo dell’Agosto 2008, al termine della quale il Cremlino ha strappato allo Stato georgiano il controllo di due sue regioni quali Abkhazia ed Ossezia del Sud.

 

A rendere ancor più delicata la situazione è la concomitante campagna elettorale in vista delle Elezioni Parlamentari georgiane. Oltre Movimento Popolare Unito del Presidente Mikheil Saakashvili – favorevole al mantenimento del percorso verso l’integrazione nelle strutture euro-atlantiche – a correre è il partito Sogno Georgiano, guidato dall’oligarca Bidzina Ivanishvili, più propenso all’avvicinamento alla Russia rispetto che all’Occidente.

 

Nonostante le proteste di Tbilisi e la preoccupazione della NATO – che malgrado gli accordi internazionali non è stata informata dai russi dell’esercitazione, l’Operazione Caucaso 2012 ha avuto il suo inizio con la presenza di 8 Mila soldati, 10 mezzi militari, 100 sistemi di artiglieria, ed il lancio di missili di categoria Iskander e Tochka-U.

 

Secondo il Ministero della Difesa russo, l’Operazione Caucaso 2012, programmata per due settimane, è finalizzata alla verifica delle strutture difensive e dello stato di sicurezza presso la frontiere meridionali della Russia. Tuttavia, a dare una valenza meramente politica è stata la presenza del Presidente russo, Vladimir Putin, che ha osservato la prima giornata di esercitazioni in loco.

 

Un riarmo su larga scala

 

Dalla sua salita al potere, Putin ha intensificato il programma di riarmo militare della Russia a livello nazionale ed internazionale. Di recente, diverse sono state le segnalazioni della presenza di oggetti dell’esercito russo ben lontano dal territorio nazionale, come gli aerei militari sui cieli di Estonia, Finlandia ed Estonia, e i sottomarini armati al largo degli Stati Uniti, nel Golfo del Messico.

 

Inoltre, Mosca, per reagire alla costruzione del sistema di difesa antimissilistico della NATO – concepito per proteggere l’Europa da minacce balistiche provenienti da Iran e Corea del Nord – ha dislocato batterie di missili Iskander, puntati dritto verso Varsavia, nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, nel pieno centro dell’Europa.

 

Matteo Cazzulani

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