Tefillin — Lombardi nel Mondo

Tefillin

La psicosi legata al terrorismo crea disagi causati, spesso, da equivoci che nulla hanno a che fare con la sicurezza e l’applicazione delle sue misure.

I tefillin, noti anche sotto il nome di filatteri, sono due piccoli astucci quadrati in cuoio nero di un animale kasher (puro) che gli ebrei ortodossi si legano alla fronte o al braccio durante la preghiera del mattino (shachrit).  Ogni scatoletta contiene i quattro brani della Torah (I primi cinque libri della Bibbia ebraica) in cui viene ricordata la Mitzvah (613  precetti).

Mentre è molto facile incontrare fedeli osservanti intenti a pregare indossando i tefillin in Israele e nelle grandi comunità ebraiche, lo è po’ meno nella vita di tutti i giorni. Il 21 gennaio 2010 un passeggero di un volo US Airways in servizio da New York a Louisville, Kentucky, probabilmente scosso dalla serie di attentati e psicosi di attentati, è sobbalzato quando ha visto il vicino armeggiare con scatoline e strisce di cuoio, non essendo certamente di New York e soprattutto di Flatbush o Williamsburg dove queste persone, ad esempio, si incontrano frequentemente. In preda al panico, e convinto di essere sulla buona strada per diventare un boy-scout, ha avvertito i membri dell’equipaggio che hanno dato l’allarme e dirottato l’aereo sull’aeroporto di Filadelfia.

L’uomo è stato prontamente arrestato. Alla fine l’equivoco è stato chiarito, ma l’incidente ha nuovamente richiamato l’attenzione sulle misure di sicurezza, sulla loro permeabilità, sull’emotività delle persone, sull’impossibilità di poter intervenire su tutto e sul cambiamento delle abitudini dei viaggi in aereo.

Questa situazione è cominciata quasi quaranta anni fa. Ce ne siamo un po’ dimenticati perché le notizie si susseguono e per molto tempo abbiamo pensato di esseri immuni dal terrorismo.

Gli equivoci, poi, sono all’ordine del giorno. Tra i tanti, cito la disavventura capitata a un radiologo italiano che aveva impiantato un laboratorio medico a Montreal, Quebec, vi si era stabilito e ottenuto pure il passaporto canadese. Persona distinta, corretta e gioviale, era solito scambiare battute, forse per mascherare, come tanti, la paura o l’ansia del volo. Alla fine degli Anni 90 dopo innumerevoli traversate, si presentò al banco di registrazione dell’aeroporto di Montreal, allora si chiamava Dorval oggi Trudeau, per imbarcarsi sul volo diretto a Milano Malpensa. Come sempre, aveva soltanto un bagaglio a mano. L’addetta alla registrazione, notando forse il suo impaccio di ottantenne nell’estrarre il passaporto e i documenti di viaggio dalla borsa di viaggio, lo apostrofò in malo modo chiedendogli di sbrigarsi. Il radiologo si spazientì, ma disse soltanto “Do you think I am a bum?” Di colpo l’addetta si interruppe e chiamò un supervisore. In men che non si dica spuntò la solerte polizia canadese di frontiera che blindò il malcapitato radiologo rinchiudendolo in una camera di sicurezza. A nulla valsero le sue proteste. Lo tennero in attesa senza dire niente. Perse il volo. Trascorse la notte come un delinquente. Il giorno successivo fu costretto ad acquistare a sue spese un biglietto Montreal Amsterdam Milano sulla KLM, in quanto Canadian Airlines si rifiutò di onorare il suo, inserendolo pure nella lista delle persone indesiderate. Una volta tornato in Italia cercò di risolvere la faccenda, ma la Canadian Airlines (adesso non esiste più perché assorbita da Air Canada) fu irremovibile. Gli fu notificato di presentarsi a un processo a Montreal. Dovette pagarsi il viaggio con KLM. Vinse infine la causa, ma avrebbe dovuto, poi, presentarsi all’appello e pagare nuovamente gli avvocati. Il gioco non avrebbe valso la candela e lasciò stare. Nessuno si scusò.

Perchè era successo tutto questo : l’addetta franco-canadese, che masticava l’inglese come seconda lingua, aveva interpretato male la frase del radiologo scandita in inglese : “Do you think I am a bum?” ovvero “Pensi che sia un barbone” era diventata “Do you think I have a bom(b)? ovvero “Pensi che abbia una bomba?”

E che di dire di quando il pilota di un volo Canadian Airlines in arrivo a Malpensa chiamò via radio per confermare l’orario di atterraggio e richiedere la presenza di un medico a bordo per controllare un bambino era stato “pestato” dall’equipaggio? Il medico di servizio avvisato pensò bene di allertare la polizia di frontiera. Fu così che all’apertura del portellone dell’aereo si presentò il medico accompagnato da una schiera di poliziotti armati. L’equipaggio non riusciva a capire il motivo di tanta solerzia. Per precauzione avevano richiesto la presenza del medico perché nel buio della notte una hostess aveva inavvertitamente messo un piede su un bambino, che la mamma aveva messo a dormire per terra, e lo aveva schiacciato. Schiacciare uguale a pestare uguale a picchiare.

Consigli : nessuno. Avvertimenti : Nessuno. Soluzioni : acqua in bocca.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

25 gennaio 2010

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