Tornare a Como — Lombardi nel Mondo

Tornare a Como

Tornare a Como, nei luoghi dove sono nati e da cui sono partiti i loro nonni, è diventato il sogno di molti nipoti e pronipoti di coloro che varcarono l’oceano alla ricerca di un mondo migliore.

Alla ricerca dei propri antenati: nipoti e pronipoti di emigrati dal nostro Paese in ogni parte del mondo vorrebbero tornare a casa, con la cittadinanza italiana che spetterebbe di diritto, se dimostrassero di essere discendenti da nostri connazionali. Per ricerche anagrafiche, sono circa 400, ogni anno, le richieste che sopraggiungono all’archivio di Stato di Como, 370 l’anno scorso, già 200 quest’anno, cioè mediamente una al giorno ed ora l’Istituto di Via Briantea ha aderito al “Progetto di Sviluppo ricerche familiari on line”, promosso dall’Associazione Mantovani nel mondo, che gestisce il sito. L’archivio di Stato di Como conserva i documenti necessari per lo svolgimento di ricerche anagrafiche sia per la nostra provincia, sia per quella di Lecco e ha già messo in rete parte degli archivi del Distretto militare di Como. L’obiettivo finale è di rendere disponibile on line tutti i ruoli e i fogli matricolari per le classi dal 1843 al 1934 e le liste di leva per le classi dal 1880 al 1934. All’associazione Mantovani nel mondo, la direttrice dell’archivio di Stato, Lucia Ronchetti, ha spiegato che l’archivio della leva militare è uno scrigno di informazioni: «Contiene veramente una molteplicità di informazioni anche personali sulle persone fisiche che possono essere utili ai familiari alla ricerca della loro storia- conferma – Di ogni chiamato al servizio militare, oltre alle generalità, alla data, al luogo di nascita e al Comune di residenza, vengono fornite descrizioni di carattere somatico, altezza, peso, conformazione dei lineamenti, colore di occhi e di capelli, dentatura. E poi, notizie sul livello di istruzione e sulla professione svolta». Sono documenti eccezionali anche per chi emigrato non è, ma vuole ricostruire l’albero genealogico.

«Italy»: per tanti discendenti di migranti, è tutta Italy, quando cercano un avo. Bisogna spiegare che Italy è grande, adesso sono 103 le province e occorre almeno l’indicazione della Regione. Como, dicono altri, ma Como, dove? Per esempio, c’erano braccianti che diventavano padri una volta l’anno, un figlio nasceva a Vercana e l’altro a Premana, luoghi dove la famiglia portava le bestie al pascolo.

C’è chi è preciso: il trisnonno è certamente di Appiano Gentile: si chiamava John Luraski, Giovanni Luraschi, sc era diventato k all’atto della registrazione all’ufficio immigrazione di New York e così tanti altri nomi sono stati americanizzati o spagnolizzati, chissà qual era in origine il cognome italiano.

C’era chi era partito in nave ed era stato respinto dall’Ufficio Immigrazione, perché malato e chissà dov’è finito e chi non ha mai avuto un foglio matricolare, perché non ha mai fatto il soldato: è emigrato a sette anni, impossibile ritrovarne traccia. L’archivio di Stato si trova di fronte a richieste difficili da soddisfare, perché indecifrabili o incomprensibili, ma la direttrice Lucia Ronchetti s’è trovata di fronte discendenti venuti da lontano per dire che hanno ricostruito, grazie alla ricerche archivistiche, la propria genealogia a partire dal 1400. Portano fiori e cioccolatini.

Ed è diventato un osservatorio della crisi mondiale: se la situazione economica si fa critica, per esempio, in Uruguay, arrivano richieste di ricerche anagrafiche da questo Paese, sono discendenti di emigrati che vogliono tornare in Italia.

Questo è il momento dell’Argentina e del Brasile, ma arrivano richieste dal Messico e non sempre per tornare in Italia: è più facile entrare nell’America del Nord con un passaporto italiano, i messicani doc rischiano di essere respinti alla frontiera. Una «mappa» dell’emigrazione comasca si va delineando a poco a poco, ma sarà necessariamente parziale: oltre il 90% delle richieste non può essere evaso. Il tempo conserva le carte e disperde il modo per trovarle. Il servizio offerto dall’archivio di Stato è gratuito e sicuro; anche società specializzate ricostruiscono alberi genealogici, ma non operano gratuitamente e qualcuna non è seria. Il rischio è di vedersi rifilare una patacca.

Maria Castelli  La Provincia di Como 20 settembre 2010

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

6 ottobre 2010

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