El Salvador: “A nome dello Stato chiedo perdono per El Mozote” — Lombardi nel Mondo

El Salvador: “A nome dello Stato chiedo perdono per El Mozote”

Il discorso di Mauricio Funes, con il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate e la richiesta di perdono, è stato il momento culminante delle celebrazioni per il ventesimo anniversario degli Accordi di Pace, che il 16 gennaio 1992 posero fine a dodici anni di guerra civile

“Per quel massacro, per le aberranti violazioni dei diritti umani e per gli abusi perpetrati, a nome dello Stato salvadoregno chiedo perdono alle famiglie delle vittime”. Con queste parole il presidente Funes si è rivolto alle centinaia di persone raccolte nel villaggio di El Mozote, dove nel dicembre del 1981 soldati del battaglione Atlacatl (corpo d’élite addestrato dagli Stati Uniti) assassinarono un migliaio di civili, molti dei quali bambini. Funes ha voluto citare anche i nomi dei responsabili della strage, come risultano dal rapporto della Comisión de la Verdad: il tenente colonnello Domingo Monterrosa, il maggiore José Armando Azmitia, il maggiore Natividad de Jesús Cáceres.

Il discorso di Mauricio Funes, con il riconoscimento delle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate e la richiesta di perdono, è stato il momento culminante delle celebrazioni per il ventesimo anniversario degli Accordi di Pace, che il 16 gennaio 1992 posero fine a dodici anni di guerra civile. Ma tra i tanti impegni assunti da Funes verso le vittime e i loro familiari, mancava quello più atteso: la cancellazione della Ley de amnistía del 1993, che garantisce l’impunità ai colpevoli di quelle violazioni.

Se il conflitto si è concluso, il Salvador resta comunque alle prese con problemi drammatici. La crisi economica spinge migliaia di persone a emigrare: un viaggio lungo e pericoloso verso il miraggio del Nord. Per chi resta c’è la miseria quotidiana, che colpisce il 36,5% della popolazione (l’11,2% vive nella completa indigenza), secondo le cifre del Ministero dell’Economia. E c’è la realtà di un paese tra i più violenti al mondo: 70 omicidi ogni 100.000 abitanti.

L’elezione nel 2009 dell’indipendente Mauricio Funes, sostenuto dal Fmln, aveva suscitato molte speranze di cambiamento. Ma il presidente ha progressivamente preso le distanze dagli ex guerriglieri e gli avvicendamenti dello scorso anno all’interno del governo mostrano con chiarezza una svolta politica in direzione sempre più moderata. Ai primi di giugno veniva “licenziata” la ministra del Lavoro, Victoria Velásquez de Avilés: si era opposta alla richiesta dell’Asociación Nacional de la Empresa Privada, la Confindustria locale, di poter estendere la giornata lavorativa a dodici ore. Victoria Velásquez veniva sostituita da Humberto Centeno, del Fmln, che però perdeva l’importante dicastero di Gobernación (Interno) a favore del suo vice, Ernesto Zelayandía.

 

Cinque mesi dopo lasciava il governo un altro esponente del Fmln, Manuel Melgar, ministro della Giustizia e della Sicurezza. A indurre Funes a rimpiazzarlo con l’ex colonnello David Munguía Payés (già titolare della Difesa) erano state le pressioni della Casa Bianca: Washington, che rimproverava a Melgar di aver partecipato, come comandante guerrigliero, a un attentato contro alcuni consiglieri statunitensi, aveva condizionato al suo allontanamento la firma dell’Asocio para el Crecimiento. In base a tale accordo, sottoscritto il 3 novembre, gli Usa garantiscono al Salvador la loro collaborazione nella lotta contro bassa produttività e alto indice di criminalità. Un patto che sembra disegnato apposta per imporre il dominio del colosso del Nord sul piccolo paese centroamericano. Del resto, come scrive Roberto Pineda (Alai, América Latina en Movimiento – 6/11/2011), “non è la prima volta che gli Stati Uniti tentano di mettere in atto un meccanismo di controllo economico che permetta loro di cooperare e aiutare ad aprire le porte delle economie latinoamericane ai loro giganteschi consorzi, che vengono a prendere il posto degli imprenditori nazionali”.

Fonte: latinoamerica-online.it

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martedì 28 Gennaio, 2020