Colombo “sbarcò” anche a Buenos Aires — Lombardi nel Mondo

Colombo “sbarcò” anche a Buenos Aires

Questo Colombo non era genovese ma lombardo. Non si chiamava Cristoforo, ma Virginio. Non scopri l’America però aiutò a cambiare il volto della Capitale dello Stato

Virginio Colombo era nato nel quartiere milanese di Brera, nel 1885. Fu allievo di Giuseppe Sommaruga e condiscepolo di Antonio Sant’Elia, e’ forse -dal lungo elenco degli architetti lombardi che adoperarono a Buenos Aires durante i primi decenni del XX secolo- uno dei protagonisti piu attivo e originale.

La sua formazione, influenzata dall’idee di Camillo Boito, presso l’Accademia di Milano, era parzialmente dominata dalla discussione intorno al coinvolgimento di uno stile nuovo, di carattere nazionale, che prendessi da ispirazione l’architettura medievale, specie lo stile Romanico Lombardo.

Con questo bagaglio culturale, nei confronti del cosidetto Ecletticismo Modernista, arrivera Colombo nel 1906 -richiesto dal Ministero dei Lavori Pubblici- assieme Aquile de Lázzari e Mario Baroffio Covati, ad oggetto di realizzare la decorazione del Nuovo Palazzo della Giustizia.

Non e’ mica faticoso l’inserimento di Colombo nell’ambiente locale. A poco del suo arrivo si svolge da direttore dello studio degli ingegneri Maupase e Jáuregui.

Dopodiché ottenne la Medaglia d’Oro per il progtetto dei due padiglioni dell’Expo del Centenario della Rivoluzione del Maggio (1910).

Non sorprende il suo successo se si tiene conto che il génere padiglionale risulto molto attrattivo a quell’architettura che Colombo vorrà promuovere.

Quei padiglioni erano destinati ai Festeggiamenti e Atti Pubblici e al Servizio Postale, e si organizzavano ad una pianta centrale la cui particolarità era la poca importanza della cupola, che svanisce sotto la profusa decorazione scultorea, gli affreschi e le diverse testure e policromie.

Piu attaccata alle regole sará la sua prolífica tappa di progetti e opere in seno alla città, che chiudono rapidamente dovuto la sua morte, avvenuta nel 1927.

Comunque in quel periodo ridotto fa oltre una cincuantina di lavori adatti alle caratteristiche della borghesia dei noti quartieri vicini al centro della città in franca espansione.

La maggior parte degli architetti italiani della sua generazione (Gianotti, Milli, Palanti), si differenziano dalla generazione precedente (Buschiazzo, Morra, Meano o Tamburini), perche non fanno mai parte della Società Centrale degli Architetti, legata ai circoli professionali piu prestigiosi e, soprattutto allo Stato.

La caratterística particolare del lavoro di questi architetti, e’ -dal punto di vista programmático- ridotto ai bisogni di un grupo sociale determinato e, di conseguenza, marginati dai grandi lavori statali.

Marginalità prodotto del carattere privato dei loro lavori (commercio, abitazione d’affitto, padiglioni) che possono permettersi un linguaggio più leggero, spensierato, lontano da quello paradigmatico della pubblica amministrazione.


L’opera di Colombo, si può dividere in due periodi stilistiche. Uno in cui coesistono l’Art Nouveau italiano (profuse sculture in facciata) e l’architettura medievale (tipica di Sommaruga e Boito). Ed un altro che coincide con il tramonto dei movimenti artistici della Bell’Epoque ed il crollo dell’ Ecletticismo.

I lavori siano del Colombo siano d’altri modernisti della prima parte del secolo, si avvicinano ancora di più ad una rigida matrice classica.

Da quel primo periodo, l’opera più rappresentativa e’ la Sede Sociale dell’Unione Operai Italiani di via Sarmiento 1374 (1913). Opera che risponde ai canoni classici, la differenza c’e’ sulla facciata ornata decisamente fantasiosa: cariátidi e gruppi statuari.

Contemporaneamente alla sede sociale, Colombo produce due i suoi lavori fondamentali: I Palazzi d’affitto misti –commercio e abitato- di via Hipólito Yrigoyen 2568 (1911), e quello dell’Avenida Rivadavia 3222 (1912).

Comunque, il suo lavoro più maturo e’ il palazzo fatto appositamente per l’imprenditore italiano Grimoldi in Corso Corrientes 2558 (1918) con facciata Ecléttico – Modernista.

Nella seconda tappa, invece, la disposizione dei locali favorisce il confort e abbandona, poco a poco, i modelli tradizionali.

Nella decade del ’20 l’organizzazione interna ha superato quelle tipologie usuali e inserisce Halles ed unisce i servizi.

Ciò non dipende delle condizioni programmátiche della sua architettura, ma di un’evoluzione generale dell’habitat e delle operazioni speculative.

Virginio Colombo manco a Buenos Aires, Repubblica Argentina, ottantasei anni fa, il 28 luglio 1927.


Oggi, oltre una centinaia di persone accompagnano la forte spinta puntata a ripristinare l’unico padiglione superstite della Expo del Centenario del 1910.

Chi volesse collaborare con questa iniziativa potrebbe farlo cliccando sull’indirizzo
http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=114980861852866

Vale la pena.

Jorge Garrappa Albani – Redazione Portale Lombardi nel Mondo

www.lombardinelmondo.org jgarrappa@hotmail.com

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lunedì 27 Gennaio, 2020