La chimica degli affetti — Lombardi nel Mondo

La chimica degli affetti

Che cosa pensano e come ci vedono i discendenti di famiglie multietniche? Una giovane ventiduenne italo-cinese fornisce una visione d’insieme chiara sull’argomento in questione

Ventidue anni, laureanda in Chimica alla Simon Fraser University, Viviana Dal Cengio ha ben chiari i suoi obiettivi per il futuro: lavorare nel campo della ricerca e del controllo delle malattie infettive e, insieme – confessa in modo scherzoso – fare l’attrice, sua principale vocazione.  Fervida, estroversa, simpaticissima, Viviana (nella foto con i suoi fratelli Danilo, Louisa e Gabriele) è nata a Vancouver da padre vicentino e madre cinese di Hong Kong.

«Erano arrivati in Canada appena ventenni,

e si sono conosciuti frequentando i corsi di ESL, inglese come seconda lingua!», dice ammiccando la giovane. Sua madre è impiegata alla City of Surrey mentre il padre, piccolo imprenditore, ha da poco ceduto il proprio business per dedicarsi ad altri interessi. La giovane ha una sorella dodicenne, Louisa, e due fratellini: Danilo di 10 anni e Gabriele di 6. «Siamo una famiglia molto unita – confida – ci piace andare al cinema tutti insieme o guardare a casa film a noleggio, ma in relazione ai miei fratelli avverto me stessa più come madre che come sorella. Ora che Louisa è cresciuta, studiamo insieme, e insieme andiamo a fare la spesa. E per far divertire i miei fratellini, trascorro con loro parecchio tempo al parco, correndo sui sentieri intorno al vicinato».

Quanto alla sua provenienza mista «essere bi-razziale non è mai stato un grosso problema per me – (salvo che alla preschool e ne vedremo in seguito la ragione) afferma Viviana – semplicemente perché ho frequentato una scuola primaria dove molti ragazzi erano bi-razziali o addirittura multirazziali. A dire il vero, non ci ho mai fatto troppo caso fino alle secondarie, dove mi sono sentita molto orgogliosa della mia etnicità, e ho cominciato a partecipare a concorsi di bellezza etnici, nel contesto dei quali potevo sentirmi parte delle comunità cinese o italiana». Negli anni recenti, la giovane, oltre a vincere meritate borse di studio, è stata eletta Miss Sunshine Coast, e si è classificata seconda all’ultimo Concorso per Miss Italia in Canada.

«La mia prima lingua è stata il cinese, ma una volta entrata alla preschool ricordo di aver chiesto a mia madre di non parlare cinese di fronte ai miei compagni perché erano cattivi, e mi avrebbero presa in giro per il fatto di essere “differente”. Da quel momento, lei cessò di rivolgersi a me in cinese, e sfortunatamente non ricordo molto del linguaggio della mia infanzia. In casa parliamo inglese, tuttavia mia sorella si esprime fluentemente anche in cinese. Louisa e mamma, tra loro, non parlano mai inglese. Così, in questi ultimi anni, ho cercato di afferrare e imparare qualche espressione, ma vorrei conoscere meglio quella lingua. Da ragazzina ho trascorso parecchie estati in Italia con i parenti di mio padre – soprattutto con mia nonna – e nel corso degli anni ho appreso l’italiano immergendomi completamente nella cultura italiana. Nello scorso mese di agosto, ho potuto finalmente fare ritorno in Italia dove ho vissuto con la mia più cara amica, che si è trasferita lì, e ho rivisto i miei cari dopo ben 11 anni!».

Cosa dire sulle due diverse culture d’origine?

«Entrambi i miei background sono molto ricchi di storia e di cultura. Inoltre apprezzo enormemente i contributi dati da tutti e due alla tecnologia e, in generale, allo stile di vita del Canada. Per quanto riguarda l’aspetto italiano, ho sempre impressa in me la casa della nonna paterna, circondata da vigneti, e dove c’erano l’orto e il pollaio; il piacevole modo di vivere, con pane fragrante e latte fresco la mattina, e la possibilità di andare tranquillamente al mercato in bicicletta e tornare facendo tappa per gustare un gelato. La mia visione è differente riguardo l’aspetto cinese. Mia madre è cresciuta dovendo lavorare intensamente per aiutare sua madre. Ricordo la casa di mia nonna con i suoi spazi efficienti; là tutto era efficiente, l’andamento di vita più veloce, una vita piena di soddisfazioni personali per i successi conseguiti, di spontanea e facile mobilità. Amavo la facilità d’accesso alla metropolitana e ai bus a due piani, i pochi passi da fare per raggiungere qualsiasi posto, ovunque fosse ad Hong Kong. In Italia, invece, il traffico è piuttosto confuso e spesso ho dovuto pianificare con ore di anticipo l’uscita dalle città che visitavo. Posso dire che i miei background sono all’estremo opposto, e mi piace poter affermare che il mio patrimonio culturale è composito. Non posso dire di essere più cinese o più italiana perché non sono mai solamente l’una o l’altra. Posso adattarmi a ciascuna cultura quando vi sono immersa, e mi piace partecipare ad eventi tradizionali ed essere con famiglia ed amici di entrambi i Paesi».

Infine sul rapporto con le comunità locali d’origine, Viviana è chiara.

«Ho sempre avvertito le comunità etniche come troppo esclusive per chi è di cultura mista come lo sono io. Da adolescente provavo disagio. Tuttavia, crescendo, aumentava in me anche l’apprezzamento della tradizione e la voglia di partecipare ad eventi comunitari. Con mamma e Louisa condividiamo avvenimenti musicali e danze d’ispirazione cinese, e con l’intera famiglia celebriamo le festività cinesi e italiane. Ho sempre fatto in modo di restare collegata con ambedue le comunità.

Mi piace molto vedere organizzati, all’università, club studenteschi i cui aderenti possono essere di qualsiasi provenienza etnica, indipendentemente dall’appartenenza ad un particolare gruppo. Penso che le giovani generazioni siano meglio disposte ad accettare estranei in un gruppo culturale e lavorare insieme per mantenere l’identità. Cosa difficile se non impossibile per un sacco di gente più anziana.

Penso che i club tradizionali rispondano ai problemi della mia generazione aiutando l’educazione tramite borse di studio. E poi chiunque può sempre trovare associazioni come quella degli Alpini, l’ANA, che raccoglie fondi per l’Ospedale dei bambini e per le cure del cancro. Fondamentalmente, penso che i problemi affrontati da una generazione siano abbastanza differenti da quelli della successiva, è sempre difficile focalizzare problemi specifici. Ad ogni modo loro fanno un lavoro favoloso».

 

(di Anna Maria Zampieri Pan da messaggerosantantonio.it)

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martedì 28 Gennaio, 2020