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Yayoi Kusama è a Bergamo con un’installazione da non perdere

Nato come evento tra i conclusivi di BGBS23, Bergamo e Brescia Capitale della Cultura 2023, l’annuncio dell’arrivo di un’installazione di Yayoi Kusama ha generato da subito un grande fermento.

La mostra, aperta il 17 novembre scorso al Palazzo della Ragione di Città Alta, che prima doveva chiudere a fine gennaio e poi a fine marzo, è stata prorogata fino al 21 aprile 2024 e risulta in ogni caso sold out.

“Di solito la proroga si fa sul finire dell’esposizione, qui abbiamo dovuto farla ancora prima di cominciare” ha confermato il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Yayoi Kusama, infatti, per la sua opera inconfondibile e la sua vita travagliata non lascia indifferenti.

Yayoi Kusama a Bergamo
Yayoi Kusama a Bergamo

Kusama, l’artista più popolare del mondo

Classe 1929, Yayoi Kusama è l’artista più popolare al mondo secondo un sondaggio della rivista The Art Newspaper, una di quelli di cui si conoscono le opere prima di memorizzare il nome.

“Avventuriera del contemporaneo” come l’ha definita il curatore della mostra Stefano Raimondi, Kusama sa esprimere in maniera poetica e onirica tutte le ossessioni che caratterizzano la sua vita e la sua opera.

Infatti, dedita allo studio dell’arte nonostante il parere contrario dei famigliari, vive la sua ricerca in maniera autonoma, approfondendo le tecniche e le tematiche che più la colpiscono.

Quando scopre i dipinti di Georgia O’Keeffe le scrive e nel 1958 si trasferisce negli USA, a Seattle poi a New York dove inizia a farsi notare nel panorama avanguardista.

Una vita che diventa arte

Kusama è portavoce di un’arte rivoluzionaria, che nasce dall’esigenza di una fuga dai limiti della società patriarcale da cui lei stessa cerca riscatto in qualunque modo. Sempre coerente con questa tematica di fondo, è considerata un’artista femminista, una combattente per la libertà umana e intellettuale.

La sua esistenza stessa, ricca di successi e fama, non è priva di ostacoli. Nel 1977 si fa ricoverare di sua spontanea volontà in un istituto psichiatrico dove risiede ancora oggi ma, visto che la sua vita si identifica totalmente con la sua arte, non smette mai di creare: prende in affitto un atelier davanti all’ospedale e ogni giorno lavora instancabile. L’arte, infatti, per lei è gesto terapeutico, una cura per gestire il disagio e abbattere ogni barriera fra realtà e immaginazione.

Le sue opere non hanno limiti. Collabora con noti brand di haute couture, dipinge, progetta installazioni e scrive romanzi e poesie, senza tradire il suo percorso esistenziale e la sua ricerca: probabilmente, la sua vera opera d’arte è proprio la sua stessa vita.

Fireflies on the Water, la Infinity Mirror Room in mostra a Bergamo

Nella mostra bergamasca si può ammirare una delle sue Infinity Mirror Room più iconiche, la Fireflies on the Water, proveniente dal Whitney Museum of American Art di New York.

Tutta inserita in un “white cube”, la mostra prende il via da un corridoio completamente bianco che guida lo spettatore in un breve percorso introduttivo sui punti chiave dello sviluppo artistico di Kusama, fino all’unica opera in esposizione, un’autentica stanza delle meraviglie.

Si entra in una stanza soli, per un unico minuto, ma sembra di aver accesso alla fantasia e alla mente dell’artista. Lo spazio è buio, completamente rivestito di specchi, e vi si accede grazie a una pedana appoggiata sull’acqua, un piccolo molo da cui il visitatore, come un novello Narciso, vede una notte punteggiata di luci colorate (150 per l’esattezza), che altro non sono se non le lucciole del titolo.

L’acqua, il buio tempestato di piccoli bagliori, gli specchi dilatano lo spazio all’infinito e confondono la realtà in una dimensione psichedelica senza inizio né fine. Chi entra, seppur per poco, abbandona la consapevolezza di sé, medita sull’infinito, sullo spazio e sul tempo in un’esperienza percettiva attiva, vivendo le allucinazioni luminose e la destabilizzante moltiplicazione del sé che l’artista vive fin dall’infanzia.

La stessa artista, infatti, ha raccontato che tutto ha avuto inizio in un campo di fiori: “C’era una luce accecante, ero accecata dai fiori, guardandomi intorno vedevo quell’immagine persistente, mi sembrava di sprofondare come se quei fiori volessero annientarmi”.

(Monia Rota)

Monia Rota
Author: Monia Rota

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